solidarietà spontanea e dissenso civile in ungheria

Leila Kuzma

Gli Ungheresi non debbono essere identificati con il loro governo. Si è parlato molto delle decisioni governative con cui è stata affrontata la crisi dei rifugiati, ma non si sono raccontate le azioni dal basso compiute per combattere le circostanze disumane che i rifugiati hanno dovuto sopportare.

La maggior parte del popolo ungherese si vergogna profondamente dell’atteggiamento mentale terroristico scatenato dal governo Orban, ma non dispone di canali attraverso i quali esprimere il suo dissenso. A parte alcuni rari esempi, come la lettera aperta firmata da intellettuali ben conosciuti, per i cittadini non c’è stata la possibilità di manifestare il disgusto verso la retorica fascista che il governo ha tentato di istillare nell’opinione pubblica.

Inoltre non si è manifestata una posizione uniforme dell’opinione pubblica:

[l’articolo continua qui]

solidarity marches : a europan civic movement. may 15th, 2015

« Il n’est plus question de vaines paroles, mais d’un acte, d’un acte hardi, d’un acte constructif. » disait Robert Schuman, le 9 mai 1950, il y a 65 ans, dans un discours qui fut la première pierre vers l’élaboration d’une Europe politique, économique et sociale. Fidèles à cet esprit volontaire et humaniste, à cet esprit de solidarité et d’accueil, nous, citoyens européens venus des 28 pays de l’Union européenne, appelons à l’organisation de marches de solidarité dans toute l’Europe.

TRILINGUAL TEXT here / il TESTO IN TRE LINGUE qui
http://www.france-terre-asile.org/component/quickform/quickmain/2

+Pdf: Marches Francais English Italiano

lavoro, immigrazione: un articolo su alfabeta2

Non è un discorso sul “capitale umano”, questo (condivisibilissimo) di Franco La Cecla. Anzi.

Allo stesso tempo, può a mio avviso implicitamente e non inutilmente sottolineare come anche discorsi limitanti e odiosi (e altrui, e spesso purtroppo istituzionali) come quelli sul “capitale umano” rischino di essere una sorta di avanguardia (perfino umanitaria, al punto in cui si è) e un avanzamento, un paradossale progresso, rispetto all’indifferenza, al razzismo e alla cecità che in Italia governano i rapporti con i rifugiati, gli immigrati, le migliaia di persone che una società preistorica come quella italiana spinge ai margini.

http://www.alfabeta2.it/2014/08/26/lerba-vorrei-franco-cecla/

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