quattro finestre

Basterebbero The Other Room (Manchester), Printed Matter (New York), Motto (Berlino) e Many Stuff (Parigi) per segnalare ai (non)lettori italiani quanto poco conoscono (conosciamo) del contesto mondiale, in termini di sperimentazione.

Ci si affaccia, da queste finestre, su decine di migliaia di piccole, medie e grandi iniziative. Sono centinaia di migliaia anzi milioni di pagine, cartacee e in rete. Basterebbero i soli quattro punti di accesso nominati per avere un primo sguardo ampio, e spiazzante, su come sta funzionando anche una certa scrittura di ricerca. E per intendere quali piani – anche banalmente quantitativi oltre che qualitativi – questa raggiunga nel mondo, in pienissima interazione con arte, fotografia, grafica. Anche parlare di semplice “scrittura” (o “letteratura”) diventa riduttivo, banalizzante.

Non si riesce letteralmente nemmeno a pensare, il numero dei materiali disponibili, diffusi.

La diffusione è altra cosa dalla distribuzione. La distribuzione è quello che le tante o poche agenzie del mainstream vogliono che noi leggiamo e pensiamo. La diffusione è tutto il resto: quindi la facciamo noi, quindi *siamo* noi.

http://otherroom.org/
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https://printedmatter.org/
https://www.facebook.com/printedmatter
https://www.instagram.com/printedmatterinc/
https://twitter.com/PRINTED_MATTER

http://www.mottodistribution.com/site/
https://www.facebook.com/mottoberlin/
https://www.instagram.com/mottobooks/
https://twitter.com/mottobooks/

http://www.manystuff.org/
https://www.facebook.com/MANYSTUFF-8566417219
https://twitter.com/MANYSTUFF

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diritto di asilo

http://www.alfabeta2.it/2015/11/22/francia-il-paradosso-identitario

Il 17 Novembre Hisham Thavoor ha pubblicato su Washington Post un articolo che ricorda la reazione dei cittadini americani (intervistati dall’agenzia di sondaggi Gallup, che allora stava cominciando le sue attività con tecniche certamente molto meno raffinate di quelle attuali), di fronte alla proposta di ospitare cittadini ebrei tedeschi nel 1939, dopo la Kristallnacht che diede il via all’Olocausto.

Il 4.9% degli americani intervistati si dichiarò favorevole all’accoglienza degli ebrei tedeschi, il 18.2% era favorevole solo a certe condizioni, il 67.4% disse che bisognava cacciarli via, il 9.5 non sapeva.

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alfabeta : “combattere” (rai5, stasera, h. 22:10)

OGGI, DOMENICA 1 NOVEMBRE, ALLE 22.10, SU RAI5

VA IN ONDA LA QUARTA PUNTATA DI “ALFABETA”:

COMBATTERE

con
Paolo Fabbri, Fabio Mini, Federica Giardini, Luigi Zoja,
Giuliano Battiston, Marco Giovenale, Francesco Pecoraro
http://www.rai5.rai.it/

Prosegue la ricerca di “Alfabeta” attorno ai concetti fondamentali della vita contemporanea. Dopo aver parlato di amore, economia e gioco, ora la lente è puntata sull’universo del conflitto e del combattimento. Come sostiene il filosofo Alain Badiou, quello che abbiamo alle spalle è stato il «secolo della guerra». Le tragedie del “Secolo breve” continuano a proiettare su di noi la loro ombra minacciosa. Alla guerra si può guardare fondamentalmente in due modi: analizzando le specificità storiche di ogni guerra o puntando l’attenzione sulle matrici archetipiche della specie umana, per le quali il combattere è un impulso non mitigabile né razionalizzabile.

Dalle spiagge della Normandia alle vallate desertiche dei territori occupati dall’Isis, dai wargames virtuali dei droni alle guerre combattute con i mezzi della propaganda mediatica, Andrea Cortellessa e «Alfabeta2» ci conducono nelle contraddizioni della grammatica contemporanea del combattere.

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Ospiti

PAOLO FABBRI – semiologo

LUIGI ZOJA– psicoanalista

FEDERICA GIARDINI – docente di filosofia politica

FABIO MINI – generale dell’esercito italiano

GIULIANO BATTISTON – reporter

FRANCESCO PECORARO – scrittore

MARCO GIOVENALE – poeta

Il programma è prodotto da Boudu-Passepartout. Regia: Uliano Paolozzi Balestrini Fotografia: Duccio Cimatti Montaggio: Francesca Bracci e MartinaGhezzi.

Combattere / Un percorso tra i libri

Il brano letto da Marco Giovenale è tratto da Teatro di Prima (inedito, da Oggettistica) Continue reading

solidarietà spontanea e dissenso civile in ungheria

Leila Kuzma

Gli Ungheresi non debbono essere identificati con il loro governo. Si è parlato molto delle decisioni governative con cui è stata affrontata la crisi dei rifugiati, ma non si sono raccontate le azioni dal basso compiute per combattere le circostanze disumane che i rifugiati hanno dovuto sopportare.

La maggior parte del popolo ungherese si vergogna profondamente dell’atteggiamento mentale terroristico scatenato dal governo Orban, ma non dispone di canali attraverso i quali esprimere il suo dissenso. A parte alcuni rari esempi, come la lettera aperta firmata da intellettuali ben conosciuti, per i cittadini non c’è stata la possibilità di manifestare il disgusto verso la retorica fascista che il governo ha tentato di istillare nell’opinione pubblica.

Inoltre non si è manifestata una posizione uniforme dell’opinione pubblica:

[l’articolo continua qui]