iterati e iterati (e iterati) cicalini e sussidi, #2: cambio di paradigma

È assurdo e impreciso dare la questione o ipotesi (fino a un certo punto e tempo collettiva, condivisa) del “cambio di paradigma” come posta da me in quanto etichetta per discernere stili letterari. Se da una parte è proprio al superamento del ‘focus’ sugli stili (e sui tropi, sulle retoriche, sui generi) che sembrerebbe rivolgersi tanta parte del mutamento ormai in atto da mezzo secolo nel mondo, dall’altra va detto che stringere il campo sulla sola scrittura è una limitazione fin dall’inizio (da me e certo da tutti, direi) intesa come tale.

Qui, http://www.nazioneindiana.com/2010/10/21/cambio-di-paradigma/, proprio in incipit, il “Quando” è limitazione ‘intenzionale’ di area: “Quando si parla di ‘cambio di paradigma’, in riferimento alla scrittura o ad alcune scritture di ricerca degli ultimi decenni e segnatamente a quelle degli ultimi quindici-venti anni, specie in Francia e Stati Uniti e perfino in Italia […]” etc.

Quella che è un’esplicita limitazione diventa l’esplicitazione di un illimite in altri miei pezzi che chiariscono infatti – anche un po’ enfaticamente e ingenuamente – che “cambio di paradigma” è da intendersi in senso ampio, non limitato, e insomma culturale (antropologico), non solo letterario: ma (attenzione) secondo un’idea di “intreccio di somiglianze e differenze” che sta alla base anche delle interpretazioni che Emilio Garroni o Gilles Deleuze hanno dato del pensiero rivoluzionario di Kant, in tema di PERCEZIONE. Non si fissa dunque lo sguardo *solo* sulla storia (come determinante le pecezioni), ma su un intreccio di percezione e storia. In ciò sta una differenza radicale con ogni semplificazione meramente analitica e storicista – specie in tema di postmoderno.

Cfr. testi come “1870” (ne “l’immaginazione”, marzo-aprile 2012, nella rubrica ‘gammmatica’) o “Scritture di ricerca: dopo il paradigma” (http://puntocritico.eu/?p=4397, 2012), oppure “Mimesi/Benjamin” (http://puntocritico.eu/?p=4446), ma soprattutto “Riambientarsi (ma anche difendersi)” (http://puntocritico.eu/?p=4660).