hosts _ marco inguscio _ quattro testi da “dialoghi”

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Non gli piace tornare in quella zona, è solo l’imitazione di una zona tranquilla. si dice accettare per amore. Lo porta alle partite di calcio e all’entrata il chiosco delle patatine odora a sudore. Seduto dagli spalti guarda la rete che lo separa dal campo e si chiede se ne fosse mai uscito.
Ad un calcio d’angolo i giocatori alzano il braccio per coprirsi dal sole, ci risiamo.


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G. è fermo davanti la TV. Le notizie, i cannibali, i cecchini. Aspetta sempre la stessa pubblicità per ridere un poco. Si concede una pausa quando un uccello attraversa come un aeroplano nero tutta la finestra. Da destra a sinistra. L’odore di casa non sa di nulla, tutto quello che ha gettato dalla finestra è scomparso. Non sa che fine abbia fatto, chi se ne sia occupato.
Continua a sognare film violenti, con padri defenestrati, professori esposti nudi alle finestre, programmi televisivi sotto sequestro e fucilate in diretta, frigoriferi, ragazzine che battono le mani cantano canzoni. Si risveglia tirando via i capelli dalla bocca. Non dorme più con nessuno, ha troppa paura di parlare nel sonno e dire anche cose vere.


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Quando fate l’amore si impegna, una volta finito però ti guarda con un’espressione come per dire “questo è il massimo che posso fare…” Una cosa che tu non apprezzi. Dici che sei diventata più sensibile, che non riesci a guardare in televisione la sconfitta di un concorrente a un reality, che hai sempre paura della reazione. Un pomeriggio lui è arrivato che io ero appena andato via, ti sei fatta prendere dall’ansia e da un rancore strano, come quel giorno in piscina, quando spaventata hai alzato la pietra per schiacciare il topo, eri convinta di averlo fatto, e lo dovevi ancora fare.


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Governabile

 

Deve immergersi nel grottesco di tanto in tanto      video amatoriali, donne sovrappeso, è affascinato dall’approccio violento che alcuni hanno con certi oggetti, il tubetto del dentifricio o l’elastico con cui le donne legano i capelli. A tavola con i parenti si sente male quando a un bambino dicono che perderà il cibo da sotto il piatto se continuerà a parlare. Quello di cui ha bisogno è un’emozione qualsiasi, una perdita di tempo condivisa, un video registrato con facilissime reti sotto porta, che tutti poi immancabilmente falliscono.

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