una proposta politica seria/semplice


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I solari articolisti delle 24h, i ministri della pubblica d_istruzione, i distratti che a Pompei negano che a quello che non poté il Vesuvio rimedia l’incuria politica; i distratti che camminando per Napoli non vedono i topi protestare per la massa di spazzatura che inizia a danneggiare perfino loro; i distrattissimi che non si accorgono che qualcuno gli ha comprato casa; gli ultrasbadati che non riescono a tappare i buchi del proprio palazzo da dove sciamano dentro, a fiotti, minorenni e maggiorenni che poi vilmente li ricattano; gli ancor più distratti che non si avvedono che qualcun altro decenni fa ha finanziato per loro addirittura la costruzione di interi quartieri e città; tutti costoro, all’udire la domanda che serpeggia da mesi o anni, ossia “che altro deve fare anzi commettere la banda bassotti perché gli italiani capiscano che — finché c’è quella al potere — il paese precipita nel baratro e ci resta per generazioni?”, non si rendono conto che è un interrogativo forse limitato; e che vale principalmente per il malaffare, entro i perimetri dei codici penale e civile.

 

Un’informazione per loro inedita:

Esiste un codice – volendo – etico e culturale, nei confini del quale ogni essere di buon senso (perfino a destra) ha già visto, ha ben capito e sta già storicizzando quello che gli ultimi 17 anni in Italia hanno prodotto. Lo vede, lo capisce, lo storicizza, anche perché lo sperimenta. Non c’è nessuna domanda o dubbio sul peggio imminente e venturo (certezze sì, invece).

La storia di questo quasi ventennio è evidente, è scritta. Uno degli svariati elementi che in Italia rende la maggioranza dei giornalisti, sedicenti colti o saggisti di centro, centrodestra e destra (e fette ampie di certa sinistra) entità indegne di collocare se stesse nella storia di una qualsiasi civiltà è la loro arrogante presunzione di aver di fronte scrittori, intellettuali, studenti, editori, lettori che distrattamente attraverserebbero questa fase di storia fischiettando, sguardo al cielo, senza rendersi conto di quanto è successo e succede.

Gentili ministri e sottosuole dei ministri, la vostra figura è pubblica non in un’èra paleodemocristiana in cui le puttanate più immonde potevano talvolta venir nascoste sotto il tappeto del salotto (di presunta sinistra, spesso).

Ergo, davanti agli autori, agli storici, agli studenti e ai lettori, ai lavoratori, ai critici, ai docenti tutti (fortunatamente non solo italiani), la vostra figura e la sua indifendibilità sono ad alta definizione, blu-ray, si direbbe, anche per la banale ragione che una assenza di scintillio neurale di base vi priva di quegli strumenti che vi suggerirebbero di disgiungere il vostro potere dalla visibilità e dai danni (e dalla visibilità dei danni) che esso provoca. (Disgiunzione di fatto impossibile; se anche aveste le capacità per ragionarne e tentare di attuarla).

A questa situazione deplorevole in cui vi siete cacciati, che è meno di niente a fronte della situazione in cui avete cacciato il paese intero e il suo futuro, c’è una sola soluzione (di cui nessuno dubita): VE NE DOVETE ANDARE.


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