Appassionarsi a quale romanzo

come posso o potrei appassionarmi a un romanzo che dalle primissime pagine funziona proprio precisamente come un romanzo e solo come un romanzo? eccolo: il personaggio. eccolo: il passato remoto, o il presente (presentissimo). non scappa niente. il filo sa dove e come obbedire. la vicenda. tutto un tramare, a vista. è fitto il plot… come mi sta seminando (o no? nemmeno questo), lo scrittore, bene.

se so già come procede, quali sono i suoi meccanismi retorici, se capisco e vedo così nitidamente come una frase finisce già dal primo avvistamento, solo saggiandone lo spin d’inizio, perché dovrei continuare a leggere? secondo quale linea di curiosità? cos’è che dovrebbe catturarmi?

quel linguaggio mi può dire qualcosa che già non so? dov’è che mi diverto o mi sorprendo? perché? dove e cosa apprendo? dov’è la sfida, il tassello che non avevo? dovrei farmi “catturare” dalla “storia”? e cosa dovrebbe indurmi a farlo, se per venirle incontro devo dimenticare tutto quello che so di retorica, ritmo, sintassi, cliché di trama, trattamento del tempo, sceneggiatura, temi e fondali? dovrei tagliare via anni; abolire tutta una parte di letture, di mia identità e formazione, fare come se non esistessero [*]. sentiamo. chi me lo fa fare?

il narratore mi prende per sprovveduto: scrive “Era un’afoso pomeriggio” e sa che io so che continuerà: “di fine luglio”. e tuttavia scrive proprio “di fine luglio”. come si permette? e dunque: se lo sa (e se lo so, e se lui sa che io so) perché dovrei continuare a leggere? perché deve scrivere “afoso” e poi “pomeriggio”, anche? che gli ho fatto di male?

stop.

per altre cose, per altri meccanismi, vale la stessa medesima osservazione o serie di osservazioni. per la poesia, mettiamo.

agosto 07

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e allo stesso tempo: alcune opere anche molto nude e lineari e (apparentemente) ‘prevedibili’ sanno costringere il lettore all’azzeramento, al non (voler) resistere. all’abbandono. ma sono i classici. i classici agiscono così. Kafka, per esempio, come Sofocle, ecco. sono i casi – le scritture – in cui è necessario sapere e ogni volta insieme “voler non sapere”. sono i casi in cui si viene scritti dai testi. perché (in modo non previsto né razionalizzato – ancora) ogni volta il loro motore aggiunge un segmento di senso e di revoca di senso al disegno imprevisto e nuovo di ciò che si è.