Laura Pugno, recensione ai primi due libri della collana Felix

Con due piccoli volumi, E l’amore fiorirà splendidamente ovunque di Michele Zaffarano e Soluzioni binarie di Gherardo Bortolotti, si inaugura proprio in questa prima metà di aprile una nuova collana di poesia, Felix (il sottotitolo è a series of experimental poetry readings and micro-chapbooks), curata dal critico e poeta Marco Giovenale per il centro culturale La Camera Verde.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il molto attivo centro culturale romano La Camera Verde promosso da Giovanni Andrea Semerano (lacameraverde@tiscalinet.it, tel. 3405263877) e la galleria d’arte moderna online GAMMM (www.gammm.org), il cui progetto di “ospitalità della ricerca” nella scrittura ha preso avvio ormai da qualche mese, fondandosi – come recita il testo di presentazione – sui concetti di “bassa fedeltà, bassa risoluzione, frammenti, installazione, non performance, non spettacolo” e aprendosi a contributi non soltanto italiani ma internazionali.

Per date di nascita, tanto Zaffarano quanto Bortolotti (che da tempo collaborano su diversi progetti e fra l’altro dirigono insieme la collana “chapbooks” delle edizioni Arcipelago) rientrano in quella multiforme costellazione della “Poesia ultima: generazione 1968-1978” di cui lo stesso Giovenale aveva fornito una mappa assai convincente per l’edizione 2005 del festival Romapoesia.

Nato a Milano nel 1970, traduttore e francesista, Michele Zaffarano – che in passato ha pubblicato diversi testi su “Poesia”, “Nuovi argomenti” e in varie antologie – in questo E l’amore fiorirà splendidamente ovunque, titolo protetto da un velo d’ironia, sembra ripercorre i luoghi, o meglio i non luoghi (visto che più di un dove si identifica con un’assenza) di un ormai linguisticamente proibito “discorso amoroso”. Questa progressione narrativa impossibile dall’incontro alla conoscenza alla durata del conoscere sembra ridursi a zero nel testo finale, che permette di azzardare un parallelo con il mazzo di carte per risolvere dilemmi creativi pubblicato nel 1975 da Brian Eno insieme al pittore Peter Schmidt, le “Strategie oblique”: ogni verso un’indicazione, un lancio di dadi, una possibilità.

Da parte sua Gherardo Bortolotti, nato a Brescia nel 1972, in Soluzioni binarie estende, o meglio dire solidifica, la ricerca in atto sul suo blog bgmole, in un teatro orizzontale e diffuso di minime soggettività che compiono gesti – emissioni di senso – nella terra del lavoro, della relazione, degli spostamenti. La ricerca linguistica e sulla linguistica, le dinamiche iper e intratestuali sono da sempre al centro del lavoro di questo autore, che si caratterizza, formalmente, anche per l’inclinazione perdurante, qui e altrove a costituire i suoi testi in sezioni – anatomiche – al confine con la prosa, di volta in volta tra aforisma ed edificazione progressiva, stratificata di paragrafi, di territori testuali in cui, come nei plastici in architettura, resta visibile la struttura del terreno.

Laura Pugno

recensione su “il manifesto”, martedì 17 aprile 2007, p.15