“l’immaginazione al potere”: dall’11 ottobre al mu.sp.a.c. dell’aquila

L’immaginazione al potere
1968 -1978

11-25 ottobre 2014

vernissage: sabato 11 ottobre ore 18:30

ingresso libero

OPERE DI: Carla Accardi, Getulio Alviani, Franco Angeli, Carmelo Bene, Joseph Beuys, Sylvano Bussotti, Pier Paolo Calzolari, Mario Ceroli, Giuseppe Chiari, Christo, Gino De Dominicis, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Eliseo Mattiacci, Fabio Mauri, Mario Merz, Maurizio Nannucci, Giulio Paolini, Luca Maria Patella, Vettor Pisani, Michelangelo Pistoletto, Santomaso, Mario Schifano, Ettore Spalletti, Giulio Turcato, Victor Vasarely, Gilberto Zorio.

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In occasione della 10° Giornata del Contemporaneo, per festeggiare i trent’anni di attività, l’Associazione Culturale “Quarto di Santa Giusta” e  il MU.SP.A.C. presentano sabato 11 ottobre, a partire dalle 18,30, “L’immaginazione al potere. 1968 – 1978”, prima di una serie di mostre che vogliono ripercorrere la storia dell’Associazione attraverso le opere della collezione permanente del museo.

una frase (un frammento)

La storia del genio – genio è chi fa quello che vuole e se ne procura i mezzi – è fatta di gente che non ha letto Alessandria – perché è inumano, le gare su chi ha letto di più non si fanno – ma che sa, che ha fortuna, che sfoglia un libro, legge una frase, gli interessa e scopre mezzo mondo.

Carmelo Bene intervistato da Adriano Aprà e Gianni Menon, in “Cinema & Film”, n.11-12, estate-autunno 1970, poi in Vincenzo Buccheri, Emiliano Morreale, Luca Mosso, Alberto Pezzotta (a cura di), Il cinema e il suo doppio, Agenzia X, Milano 2007, p. 92.

carmelo bene e maurizio grande: qualche paroletta su io e soggetto

Per farla finita con la confusione “io = soggetto”.

L’io NON è il soggetto

Si ascolti in particolare da 4′ 35” a 5′ 30”

E ancora più precisamente: “Il soggetto è bambino, quindi è onnipotente, è un altro fatto (da non confondersi con l’io). [Il soggetto è un fatto] che non rappresenta, non vuole conflittualità a teatro, non vuole dialettica, non vuole mediare nulla, non vuole educare, e soprattutto è capace di diseducare”.

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“off & pop”: le cinéma expérimental italien_ paris, centre pompidou, 8 janvier-12 mars 2014

offpop

OFF&POP
UNE HISTOIRE DU CINEMA EXPERIMENTAL ITALIEN AVANT ET APRES 1968

Du 8 janvier au 12 mars 2014, le Centre Pompidou présente « off&pop », une plongée dans l’histoire du cinéma expérimental italien au tournant des années soixante et soixante-dix.

À la fin des années soixante, le cinéma expérimental italien puise dans la profusion des expériences et des émotions esthétiques les raisons de sa propre renaissance. L’influence considérable du New American Cinema et du Living Theater sur la scène internationale se conjugue dans la péninsule avec les recherches formelles et conceptuelles de la scène artistique: le Pop Romain de Mario Schifano et Franco Angeli, l’Arte Povera de Michelangelo Pistoletto, les expérimentations théâtrales de Carmelo Bene ou encore le renouveau littéraire défendu par le Gruppo 63. Comme tout mouvement artistique à ses débuts, cette nouvelle avant-garde italienne, dans laquelle le film trouve une place de premier ordre, s’identifie à un désir collectif de renouveau Continue reading

dietro le curvature

Considerate il teatro occidentale degli ultimi secoli: la sua funzione è essenzialmente quella di manifestare ciò che si ritiene segreto (i «sentimenti», le «situazioni», i «conflitti»), nascondendo gli artifici stessi di questa esteriorizzazione (i macchinari, le tele dipinte, il trucco, le sorgenti d’illuminazione). La scena all’italiana è lo spazio di questa menzogna: tutto accade in uno spazio furtivamente dischiuso, sorpreso, spiato, assaporato da uno spettatore celato nell’ombra. Questo spazio è teologico, è lo spazio della Colpa: da un lato, in una luce ch’egli finge di ignorare, sta l’attore – cioè il gesto e la parola –, dall’altro, nel buio della notte, il pubblico, ovvero la coscienza.

Roland Barthes, L’impero dei segni (1974),
tr. it. di M.Vallora, Einaudi, Torino 1984; 2004: p. 71.
Si sostituisca a «teatro» e «scena» la parola «poesia».



Da Affabulazione, di Pier Paolo Pasolini:

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Ombra di Sofocle:

Nel teatro la parola vive di una doppia gloria,
mai essa è così glorificata. E perché?
Perché essa è, insieme, scritta e pronunciata.
È scritta, come la parola di Omero,
ma insieme è pronunciata come le parole
che si scambiano tra loro due uomini al lavoro,
o una masnada di ragazzi, o le ragazze al lavatoio,
o le donne al mercato – come le povere parole insomma
che si dicono ogni giorno, e volano via con la vita:
le parole non scritte di cui non c’è niente di più bello.
Ora, in teatro, si parla come nella vita.

[…]

Se fossi stato solo un poeta,
te lo spiegherei con le sole parole!
Ma io sono più che un poeta; perciò
le parole non mi bastano; occorre che tu,
tuo figlio, lo veda come a teatro; occorre che tu completi
l’evocazione della parola con la presenza di lui,
in carne e ossa, magari mentre nudo fa l’amore
– o qualcuno di analogo a lui e, comunque anch’esso
in carne e ossa – con le sue membra scoperte.
Devi vederlo, non solo sentirlo;
non solo leggere il testo che lo evoca,
ma avere lui stesso davanti agli occhi. Il teatro
non evoca la realtà dei corpi con le sole parole
ma anche con quei corpi stessi…

Padre:

Ebbene?

Ombra di Sofocle:

L’uomo si è accorto della realtà
solo quando l’ha rappresentata.
E niente meglio del teatro ha mai potuto rappresentarla.

[…]

Padre:

Se le parole non bastano… c’è la realtà…

 […]

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Sono qui, in Affabulazione, offerte le stesse osservazioni – chiaramente di origine aristotelica – che Pasolini fa, a proposito del cinema, in Empirismo eretico. Il carattere ostensivo tanto del teatro quanto del cinema è in linea di massima una sorta di verità autoevidente. Come il cinema, anche il teatro – pur se in misura diversa o ridotta – presenta il reale attraverso il reale. (So bene che i valori compressi o precipitati nel verbo «presenta» sono connotati alla radice da uno sguardo maschile). (Continuo, sapendolo).

In Affabulazione siamo però – in tutta evidenza – entro un teatro del tempo, della durata cronologica, della localizzazione. Siamo nel libero uso di (o in una teoria che comunque fa riferimento a) unità aristoteliche, appunto. Né disindividuazione né fuga dalla trama né dominio dei significanti sembrano in campo. Se il padre urla (e non balbetta) in scena, anche questo urlare è un significato. La pellicola lineare, la tessitura, trama, non salta. Né si è di fronte a uno smembramento vocalico puro di qualcosa che poteva pretendere di preesistere alla distruzione. Siamo semmai all’integro, integerrimo; ci troviamo in compagnia di realia pressoché intatti, per quanto ideologicamente (dati come) corrotti, che vengono significati da altri realia ancora – non meno integrali, nelle loro caratteristiche formali. E comunicative.

Comunicano, fra l’altro la realtà della regalità del figlio. Il regicida, nel rovesciamento pasoliniano, è infatti il padre. Il padre abbatte il vitalismo non solo del proprio figlio, ma di una generazione intera che si rifiuta perfino di interessarsi all’uccisione dei genitori. Il vecchio potere così anticipa, sopravanza e schiaccia il possibile o impossibile nuovo.

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[Parentesi di domanda (a Pasolini, forse). Perché replicare – sia pure dal rovescio – la finzione quotidiana dell’impalcatura del reale, le convenzioni e convinzioni, in letteratura, in poesia? La scrittura non è semmai precisamente l’allontanamento? O, almeno, un allontanamento? È il bersaglio che si allontana e costringe l’osservatore-arciere a corrergli dietro, raddoppiando, moltiplicando la difficoltà del tiro. L’oggetto testuale è dietro un orizzonte non piatto, ma dovuto a (costituito da) una curvatura]

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Se da un lato Pasolini e il teatro di dizione-parola-rappresentazione-realtà-contenuto (o oggi un teatro pop, o stancamente neo-artaudiano, o di narrazione) operano un raddoppiamento del reale, del reale interpretato, fanno mimesi del falso, o del costruito, dunque falsificazione al quadrato, almeno Pasolini studiava come inserire in tutto ciò il plastico (nelle troppe accezioni) che avrebbe minacciato e minato – a suo dire – quella fictio(n). Il trucco antitrucco.

Pasolini nella sua opera dava insomma, al (presunto) contenitore retorico semistabile (borghese), taluni contenuti instabili e aggressivi che supponeva lo avrebbero fatto saltare. (O: che Pasolini per primo vendeva a se stesso come capaci di farlo saltare).

Il teatro dell’aneddoto invece, quello dei contenuti-contenuti, specie se fatto da quelli che Bene chiamava caratteristi (oggi magari macchiettisti), era ed è spettacolo pieno (e spettacolo di uno spettacolo che ormai hanno/abbiamo introiettato: il falso essendo un momento di quel che chiamammo e chiamiamo vero).

A questo punto, da cosa sentire diversità? Da che punto del problema teatro far scattare la tagliola del problema per la poesia? (O: la tagliola del problema che la poesia in sé è?). (O: saranno questioni o problemi che si parlano e si implicano?).

Forse è, questo, un falso problema. O forse gli va trovata altra forma, esposizione. Personalmente qui solo un cenno:

i testi in versi e prosa portati all’Argentina il 28 marzo scorso (così come il lavoro di Babilonia Teatri, che trovo in qualche modo in risonanza) sono materiale dubbioso, dubitante; non strategicamente ma proprio originariamente umbratile/umbrifero. E, in quanto organismi, si spostano, penso: cioè non vanno verso il cosiddetto pubblico, verso i tiratori. E quell’arciere lì che già correva righe sopra [nella parentesi] deve correre ancora, e di più, se vuole anche solo individuare il segno. Per: spostarsi oltre la curvatura del discorso.

Shelter e In rebus sono testi che non vogliono fare la grazia, al pubblico, della finzione quadra a cui è già avvezzo.

“Panta” su Carmelo Bene

Un volume dedicato a Carmelo Bene: un omaggio che offre al lettore una selezione tra le migliori interviste (circa 200) e una parte inedita di contributi richiesti ad hoc per questo volume ad alcune personalità della cultura italiana che hanno avuto un rapporto diretto con Carmelo Bene.

Hanno contribuito: Pietro Acquafredda, Filippo Arriva, Umberto Artioli, Carlo Brusati, Pietrangelo Buttafuoco, Stefania Chinzari, Sergio Colomba, Franco Cuomo, Elena de Angeli, Oreste del Buono, Rodolfo di Giammarco, Luca Doninelli, Giancarlo Dotto, Alain Elkann, Doriano Fasoli, Enrico Fiore, Goffredo Fofi, Piera Fogliani, enrico ghezzi, Piergiorgio Giacchè, Gigi Giacobbe, Antonio Gnoli, Maurizio Grande, Giuseppe Grieco, John Francis Lane, Thierry Louras, Antonio Maglio, Curzio Maltese, Jean-Paul Manganaro, Jean-Paul Manganaro, Marco Molendini, Italo Moscati, Emanuela Muzzi, Paolo A. Paganini, Anna Maria Papi, Elio Pirari, Franco Quadri, Paolo Relati, Nicoletta Repaci, Rita Sala, Mario Scialoja, Vittorio Sermonti, Elisabetta Sgarbi, Nicola Signorile, Marco Sorteni, Giuseppe Tarozzi, Sandro Veronesi, Luisa Viglietti, Ugo Volli, Gigi Zazzeri.