una frase (un frammento)

La storia del genio – genio è chi fa quello che vuole e se ne procura i mezzi – è fatta di gente che non ha letto Alessandria – perché è inumano, le gare su chi ha letto di più non si fanno – ma che sa, che ha fortuna, che sfoglia un libro, legge una frase, gli interessa e scopre mezzo mondo.

Carmelo Bene intervistato da Adriano Aprà e Gianni Menon, in “Cinema & Film”, n.11-12, estate-autunno 1970, poi in Vincenzo Buccheri, Emiliano Morreale, Luca Mosso, Alberto Pezzotta (a cura di), Il cinema e il suo doppio, Agenzia X, Milano 2007, p. 92.

[R] _ dans cette zone de propositions qui relèvent du post-poétique

« Formaliste » devient alors une étiquette affectée d’un coefficient plus ou moins négatif selon les cas et les contextes. On est bien sûr toujours le formaliste de quelqu’un. Quoi qu’il en soit du caractère inadéquat des attendus polémiques, ou de leur pertinence très relative (je veux bien en effet passer pour formaliste aux yeux de ceux qui veulent que toute écriture de recherche implique une surestimation de la forme, et antiformaliste aux yeux des positivistes du mécano métrico-rhétorique), il reste que je crois me trouver dans cette zone de propositions qui relèvent du post-poétique, soit du côté d’une indifférence aux questions formelles qui continuent d’agiter le champ poétique stricto sensu, celui qui cherche à confirmer et consolider le principe d’une spécificité formelle de la poésie, d’une littérarité poétique. À mes yeux cette question ne se pose pas, ou pour le dire de façon abrupte : la (ou les) pratiques(s) postpoétiques se situent au-delà du principe de poéticité (donc encore davantage au-delà ou en deçà du principe de métricité, néométricité, etc. telles qu’on les discute encore dans certains milieux.)

Jean-Marie Gleize, Simplifications / conversions,
in «Formules», n. 13 (2009),
“Forme et informe”: http://www.formules.net/

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per una poesia critica / jean-marie gleize. 2013

«Io sono un suscitatore»
Francis Ponge

Come intendere la “lezione” di Francis Ponge? In effetti, è evidente che la sua opera non rappresenta una semplice proposta poetica ma anche, simultaneamente, un intervento decisivo nel campo della scrittura, della teoria delle pratiche di scrittura, una presa di posizione strategica, in rapporto alla quale non è ormai più possibile evitare di indicare una propria collocazione. È in questo senso che si può parlare di “lezione”. Visto che di Partito preso delle cose si tratta (è questo il titolo dell’opera che lo farà conoscere nel 1942), questa “lezione” la si può, per esempio, intendere come una delle possibili risposte all’aspirazione di Rimbaud verso una «poesia oggettiva». E come uno dei possibili prolungamenti del gesto con cui quest’ultimo cerca nei fatti di sostituire una certa idea di prosa alle diverse modalità di sperimentazione metrica e prosodica. O anche come uno dei modi possibili per riformulare la critica che lo stesso Rimbaud aveva condotto non soltanto nei confronti delle modalità del linguaggio poetico, ma della “poesia” in quanto tale, della “poesia” nella sua specificità e autonomia di genere. Quella di Ponge sarebbe dunque, sotto parecchi punti di vista, un’operaesemplare, un’opera che si fa progressivamente sempre più radicale, un’opera che si colloca su una linea critica che dalla poesia prosastica in versi e in prosa arriva fino alla pratica di una scrittura oggettiva, addirittura oggettivista, al di là del principio che regola la distinzione formale tra verso e prosa; fino all’esercizio, dunque, di una scrittura non soltanto post-poetica ma post-generica. Continue reading

bizzarrie dei network

Notilla su un evento in sé insignificante.

Si leggono talvolta singolari interpretazioni dei post e annunci relativi a iniziative e letture (come la mia segnalazione – oggi – della presentazione di Reznikoff, a Roma, alla Casa delle traduzioni): consideràti da alcuni, bizzarramente, “pubblicità” e “pedite di tempo” a prescindere dal contenuto a cui rinviano (che il rinvio sia a un testo o problema preciso, accennato magari in un post che non è pura segnalazione; o sia alla realtà/fisicità – fuori da web – di incontri fra persone che dialogano non per profitti economici o per fare salotto).

Weird.

Riflettendo più in generale: l’oscillazione della rete, o di una parte cospicua dei social network, fra i due poli rigidi del link-al-nulla e della sconnessione-dal-reale cambia nei navigatori anche la percezione stessa di operazioni intellettuali che decisamente sono tutt’altro.

In definitiva, ciò che non si schiaccia sul modello “poche righe di commento” (strette a precise griglie di pertinenza) rischia di finire in questo cono d’ombra.

(Anche così, nel microcosmo, e come la storia insegna, la metafisica pare aver la meglio sull’ontologia; e un presunto e preinterpretato Geist sembra installarsi al posto dei fatti tangibili).

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