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Archive for the 'kritik' Category


! maggio e giugno a Roma : un calendario !

Posted by mg on May 12, 2008

maggio e giugno a Roma

alcuni incontri, mostre, letture e presentazioni

maggio 2008

giovedì 15 maggio, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 20.00 Lettura di poesie:

Marco Giovenale, La casa esposta (Le Lettere, 2007)

Andrea Raos, Le api migratori (Oedipus, 2007)

*

mercoledì 21 maggio, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

Interviene Marco Giovenale

*

venerdì 23 maggio, Bookàbar - Palazzo delle Esposizioni (via Milano 15/17)

ore 18.00 Éric Suchère legge alcuni suoi testi editi e inediti

Traduzioni di Andrea Raos e Michele Zaffarano

*

sabato 24 maggio, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 18.00 Inauguarazione mostra di fotografia

Be Carefully di Grazia Menna

*

mercoledì 28 maggio, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 18.00 presentazione delle opere e del libro

Il Rogo - La passione di Giovanna d’Arco

di Alfredo Anzellini

*

sabato 31 maggio, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 20.00 presentazione dei libri

Dallo stesso altrove di Marina Pizzi e

Witness di Kathleen Fraser

Collana Felix : http://felixseries.blogspot.com

giugno 2008

mercoledì 4 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

*

Intervengono Bruno Torregiani e Alessandro Baldacci

venerdì 6 giugno, Libreria Empiria

ore 18.00 Kathleen Fraser e Andrea Raos : in mutual translation

I due autori leggeranno ciascuno testi (tradotti) dell’altro

English & Italian readings & translations

*

sabato 7 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)

“DADA 1929″

ore 19.00 presentazione dei libri

Blu di prussia di Francesco Forlani e Dina Rosa

Figure di reato di Giulio Marzaioli

SMS/MMS di Francesca Vitale

Las calles de l’alma di Gerardo Di Fabrizio

*

mercoledì 11 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

Interviene Florinda Fusco

*

giovedì 12 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 18.00 Inaugurazione mostra di pittura

Inorganica vicenda di Davide Racca

*

sabato 14 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 20.00 presentazione dei libri

Diphasic Rumors di Jon Leon e

Thing Ode di Jennifer Scappettone

Collana Felix : http://felixseries.blogspot.com

Interviene Gherardo Bortolotti

*

mercoledì 18 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

Intervengono Andrea Raos e Luigi Severi

*

sabato 21 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 20.00 presentazione delle cartoline d’artista

FRACTURED//Connections… di Joe Ross e

A new house di Michele Zaffarano

*

mercoledì 25 giugno, La camera verde (via G.Miani 20)

ore 20.00 Presentazione del libro e cd

Tiresia di Giuliano Mesa

Intervengono Andrea Inglese e Francesco Forlani

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Una piccola nota bibliografica su Emilio Villa

Posted by mg on May 11, 2008

ripropongo - variato e aggiornato - un articolo
apparso sul «manifesto» il 28 marzo scorso

A poca distanza e anzi in contemporanea con la grande retrospettiva curata da Claudio Parmiggiani a Reggio Emilia, si è tenuta a Roma la mostra-omaggio “Ulissici”, dedicata a Emilio Villa, presso Hybrida Contemporanea (28 marzo - 19 aprile), con opere di Balestrini, Della Porta, Di Donato, Fontebasso De Martino, Limoni, Lombardi, Lotito, Ricciardi.

È stata una ulteriore (felice) occasione di dimostrare come oramai del poeta, artista e critico Villa non si possa parlare come di un autore per pochi (precisamente: per i pochi possessori dei suoi introvabili testi). La grandezza di questo maestro del XX(I) secolo è ri/conoscibile grazie a pubblicazioni e ristampe che lo restituiscono al ruolo di rilievo che di fatto ha avuto e ha nelle arti, nella sperimentazione e nel dibattito vivo, di adesso. Moltissimo si deve, nell’attività soprattutto editoriale di memoria, difesa e rilancio (ristampa e studio) del suo lavoro, ad Aldo Tagliaferri (che dell’autore firma la biografia Il clandestino, DeriveApprodi 2004), e a Cecilia Bello Minciacchi, Andrea Cortellessa, Gianfranco Baruchello, Carla Subrizi.

Nell’edizione della Coliseum di Nanni Cagnone possono ancora trovarsi copie di Opere poetiche (1989). Come si trovano le 12 sibyllae pubblicate da Michele Lombardelli nel 1995. I volumi sono poi arricchiti dall’uscita delle poesie raccolte in Zodiaco (a cura di Tagliaferri e Bello) presso Empiria nel 2000.

Un testo prezioso, pubblicato dalle edizioni della libreria Coliseum di Giorgio Mosci, è Conferenza (1997), con fulminanti decisive note sull’espressionismo astratto che sono anche dichiarazioni di poetica e di etica. (Così come saggio e prosa materica formano le pagine de L’arte dell’uomo primordiale, che grazie a Tagliaferri è uscito per Abscondita nel 2005).

Pubblicati nel ‘96 ma ancora disponibili sono gli scritti villiani dedicati a Burri: Pittura dell’ultimo giorno (Le Lettere); ma per il Villa critico d’arte fa testo sia la raccolta antologica Critica d’arte 1946-1984, curata da Aniello De Luca per Città del sole (2000), sia soprattutto la meritoria riedizione - abbondantemente accresciuta di saggi a suo tempo non stampati da Feltrinelli - di Attributi dell’arte odierna, di nuovo a cura di Tagliaferri, nella collana FuoriFormato diretta da Andrea Cortellessa per Le Lettere (2008).

Del Villa grecista e semitista vanno citate due opere: la traduzione dell’Odissea (riproposta da DeriveApprodi nel 2005) e la traduzione e commento di Proverbi e Cantico, dalla Bibbia, in un volume curato da Cecilia Bello Minciacchi per le edizioni Bibliopolis (2004), nella collana Poesia diretta da Mariano Baino. L’impianto fortemente laico delle traduzioni di Villa, e la loro ricchezza di spunti e note filologiche, trovano qui un primo organico esito editoriale.

Non dimenticabili sono poi alcuni studi su Villa. Due esempi, in estrema sintesi: la sezione monografica Nel mondo e con(tro) il mondo curata da Federico Francucci per la rivista «Atelier» nel marzo 2007 (con interventi di vari autori), e la raccolta degli atti del convegno dedicato a Villa dall’Università di Salerno nel novembre 2005, a c. di Gian Paolo Renello: Segnare un secolo. Emilio Villa: la parola, l’immagine (DeriveApprodi, 2007).

Assolutamente da leggere infine Villa(Vive!), la bella recensione della mostra di Reggio che Fabio Pedone ha scritto per Nazione indiana. Una scheda del catalogo della mostra è ovviamente sul sito delle Edizioni Mazzotta.

A proposito di cataloghi, stando a IBS sembrerebbe tornato disponibile il libro sulla mostra Emilio Villa. Opere e documenti, uscito nel 1996 per Skira (a cura di Bruno Corà e Tagliaferri).

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presenza

Posted by mg on May 9, 2008

In una lettera recente, un’autrice con cui sono in corrispondenza anche per traduzioni mi ringrazia “per il dolore” dei testi (di Criterio dei vetri, in particolare). La cosa non può che colpirmi — favorevolmente.

Questo è uno degli elementi di cui non si parla (ma ne parla ovviamente e con grande sensibilità Cecilia Bello nella postfazione):

La rimozione del dolore

è così forte nelle annotazioni intorno alla poesia contemporanea…

Non dico rimozione della “rappresentazione” del dolore: di rappresentazione in giro ce n’è a vagoni, anzi direi a bidoni, e in prosa e in romanzi perfino, oltre e più che in versi.

Non parlo di rappresentazione o finzione ma di presenza.

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Piccola nota bibliografica su Emilio Villa

Posted by mg on May 5, 2008

ripropongo - assai variato e aggiornato - un articolo
apparso sul «manifesto» il 28 marzo scorso

 

A poca distanza e anzi in contemporanea con la grande retrospettiva curata da Claudio Parmiggiani a Reggio Emilia, si è tenuta a Roma la mostra-omaggio “Ulissici”, dedicata a Emilio Villa, presso Hybrida Contemporanea (28 marzo - 19 aprile), con opere di Balestrini, Della Porta, Di Donato, Fontebasso De Martino, Limoni, Lombardi, Lotito, Ricciardi.

È stata una ulteriore (felice) occasione di dimostrare come oramai del poeta, artista e critico Villa non si possa parlare come di un autore per pochi (precisamente: per i pochi possessori dei suoi introvabili testi). La grandezza di questo maestro del XX(I) secolo è ri/conoscibile grazie a pubblicazioni e ristampe che lo restituiscono al ruolo di rilievo che di fatto ha avuto e ha nelle arti, nella sperimentazione e nel dibattito vivo, di adesso. Moltissimo si deve, nell’attività soprattutto editoriale di memoria, difesa e rilancio (ristampa e studio) del suo lavoro, ad Aldo Tagliaferri (che dell’autore firma la biografia Il clandestino, DeriveApprodi 2004), e a Cecilia Bello Minciacchi, Andrea Cortellessa, Gianfranco Baruchello, Carla Subrizi.

Nell’edizione della Coliseum di Nanni Cagnone possono ancora trovarsi copie di Opere poetiche (1989). Come si trovano le 12 sibyllae pubblicate da Michele Lombardelli nel 1995. I volumi sono poi arricchiti dall’uscita delle poesie raccolte in Zodiaco (a cura di Tagliaferri e Bello) presso Empiria nel 2000.

Un testo prezioso, pubblicato dalle edizioni della libreria Coliseum di Giorgio Mosci, è Conferenza (1997), con fulminanti decisive note sull’espressionismo astratto che sono anche dichiarazioni di poetica e di etica. (Così come saggio e prosa materica formano le pagine de L’arte dell’uomo primordiale, che grazie a Tagliaferri è uscito per Abscondita nel 2005).

Pubblicati nel ‘96 ma ancora disponibili sono gli scritti villiani dedicati a Burri: Pittura dell’ultimo giorno (Le Lettere); ma per il Villa critico d’arte fa testo sia la raccolta antologica Critica d’arte 1946-1984, curata da Aniello De Luca per Città del sole (2000), sia soprattutto la meritoria riedizione - abbondantemente accresciuta di saggi a suo tempo non stampati da Feltrinelli - di Attributi dell’arte odierna, di nuovo a cura di Tagliaferri, nella collana FuoriFormato diretta da Andrea Cortellessa per Le Lettere (2008).

Del Villa grecista e semitista vanno citate due opere: la traduzione dell’Odissea (riproposta da DeriveApprodi nel 2005) e la traduzione e commento di Proverbi e Cantico, dalla Bibbia, in un volume curato da Cecilia Bello Minciacchi per le edizioni Bibliopolis (2004), nella collana Poesia diretta da Mariano Baino. L’impianto fortemente laico delle traduzioni di Villa, e la loro ricchezza di spunti e note filologiche, trovano qui un primo organico esito editoriale.

Non dimenticabili sono poi alcune novità su Villa. Due esempi, in estrema sintesi: la sezione monografica Nel mondo e con(tro) il mondo curata da Federico Francucci per la rivista «Atelier» nel marzo 2007 (con interventi di vari autori), e la raccolta degli atti del convegno dedicato a Villa dall’Università di Salerno nel novembre 2005, a c. di Gian Paolo Renello: Segnare un secolo. Emilio Villa: la parola, l’immagine (DeriveApprodi, 2007).

Assolutamente da leggere infine Villa(Vive!), la bella recensione della mostra di Reggio che Fabio Pedone ha scritto per Nazione indiana. Una scheda del catalogo della mostra è ovviamente sul sito delle Edizioni Mazzotta.

A proposito di cataloghi, stando a IBS sembrerebbe tornato disponibile il libro sulla mostra Emilio Villa. Opere e documenti, uscito nel 1996 per Skira (a cura di Bruno Corà e Tagliaferri).

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su compostxt: Isgrò

Posted by mg on May 4, 2008

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Biagio Cepollaro: “1951, gli artisti dell’Origine”

Posted by mg on May 4, 2008

1951. GLI ARTISTI DELL’ORIGINE. UN RACCOGLIMENTO UMILE MA CONCRETO

 

Rileggendo il Manifesto del Gruppo Origine del 1951 costituito da Burri, Bollacco ,Capogrossi e Colla ciò che colpisce è una doppia assunzione: la conclusione dell’astrattismo come esperienza generale e il rifiuto del decorativo che può ricomparire, a loro avviso, anche negli sviluppi del non-figurativo.

Si prendono le distanze dalla ‘compiacenza decorativa’, dal ‘manierismo’, per riaffermare con forza ‘un raccoglimento umile ma concreto’ alla radice del fare arte.

Ecco: ciò che precisamente mi colpisce è che la vera discriminante tra l’arte da fare e l’arte che non interessa fare non è posta innanzitutto in alcune caratteristiche formali (anche se poi qualsiasi scelta necessariamente in quelle caratteristiche s’incarna) ma nell’atteggiamento di partenza.

È come se fin da allora apparisse chiaro che non era la novità o la piacevolezza del segno a garantire il senso dell’operazione ma la qualità sottile, silenziosa, originaria da cui quel segno prendeva le mosse. Era quest’origine la base del vigore, dell’energia e della necessità dell’opera.

Era quasi il presentimento in grandissimo anticipo di ciò che poi sarebbe accaduto: lo svuotamento veloce delle forme nell’estetizzazione generale della comunicazione sociale.

In questo caso alla ‘compiacenza decorativa’ si è sostituita l’implicita richiesta di abbassamento del gusto tanto più vertiginoso quanto più veloce si andava imponendo la consumazione non più dell’opera d’arte ma della semplice e irrelata percezione.

E così allo sguardo si è sostituito il colpo d’occhio che non chiede neanche più ‘compiacenza decorativa’, chiede solo di non essere interrotto nel suo frenetico vedere senza guardare.

Di fatto la minaccia che incombe sul sistema nervoso dei ragazzi che giocano alla play è la realtà del regime percettivo degli adulti. Talvolta con travaso di apparato mitologico (giochi che rincorrono il cinema o viceversa, guerra come videogioco e videogioco sparatutto)…

Piuttosto che a rallentare le tecnologie hanno puntato a velocizzare (Virilio: la velocità e la guerra, il mercato) fino all’indifferenza, cioè alla non differenza, al non saper più distinguere il meglio dal peggio.

Il mistero della vita all’origine era l’obiettivo di questi artisti, qualche anno dopo la fine della guerra. E prima che arrivasse la vulgata dello strutturalismo e il mito scientista con tutta la sicumèra delle neoavanguardie (si potrebbero considerare quelle letterarie come effetto collaterale di quelle artistiche e musicali).

Prima del formalismo (più o meno manierista nella versione alta o bassa) come condizione unica del rappresentare: è comico parlare di post-umano quando proprio l’umano è ciò che costantemente resta al di là da venire, nel mezzo come siamo di una infinita preistoria.

Questo è anche uno dei motivi per cui è difficile farsi comprendere senza accettare campi di discorso pre-confezionati.

In fondo se si aggiunge una sofisticata tecnologia ad una preistoria infinita, il banale e la violenza tendono ad identificarsi.

 

Biagio Cepollaro

 

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Recensione a “Deep sky” [esatta]

Posted by mg on April 15, 2008

Qui su Slowforward - in formato pdf [59.5 Kb] - si può leggere la mia recensione a Deep sky, di Vincenzo Bagnoli (Edizioni D’if, 2007), uscita sul “manifesto” di giovedì 10 aprile con un inspiegabile refuso, piuttosto serio. La versione qui presentata è quella originaria, esatta.

 

 

 

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Recensione a “Dal fondo. La poesia dei marginali”

Posted by mg on April 11, 2008

La recensione a Dal fondo. La poesia dei marginali (comparsa in versione ridotta sul “manifesto” di venerdì 4 aprile) è leggibile integralmente qui [pdf 60 Kb]


 

 

 

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Recensione a “Deep sky”, di Vincenzo Bagnoli

Posted by mg on April 10, 2008

Oggi sul “manifesto” (p.15) compare la mia recensione a Deep sky, di Vincenzo Bagnoli (Edizioni d’if, 2007).

Per un bislacco imprevisto redazionale il suo libro precedente viene citato in maniera erronea. Il titolo (corretto) è 33 giri stereo lp (Gallo e Calzati).

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Recensione a “Dal fondo. La poesia dei marginali”

Posted by mg on April 6, 2008

Sul “manifesto” di venerdì 4 aprile: recensione a Dal fondo. La poesia dei marginali: una versione ridotta è leggibile qui.

Nei prossimi giorni il testo completo. Su Slowforward.

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In margine al testo II di “Curvature”

Posted by mg on April 6, 2008

Curvatureautoannotazione

Ripropongo in formato pdf una autoannotazione sul testo II di Curvature.

(Il libro, ora pressoché esaurito, fu pubblicato dalla Camera verde nel 2002. Si compone di fotografie di Francesca Vitale e di poesie del sottoscritto. Prefazione di Giuliano Mesa).

 

 

 

 

 

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Recensione a “La casa esposta”

Posted by mg on April 4, 2008

Recensione di Alessandro Broggi a La casa esposta: su “l’immaginazione”: n. 237, pag. 43

 

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Emily / Spring

Posted by mg on April 3, 2008

a little madness

 

A little Madness in the Spring, la poesia 1333 di Emily Dickinson di cui ho parlato al convegno sulla traduzione, è tradotta e brevemente annotata :

qui [pdf 80 Kb]

 

 

 

 

 

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Promemoria: OGGI: LA TRADUZIONE DEL TESTO POETICO

Posted by mg on March 29, 2008

Roma, sabato 29 marzo 2008

Teatro dei Dioscuri, via Piacenza 1

LA TRADUZIONE DEL TESTO POETICO

GIORNATA DI STUDIO

PER IL VENTENNALE DELL’ISTITUZIONE

DEI PREMI NAZIONALI PER LA TRADUZIONE

PROGRAMMA

10:00

Introduzione del Direttore Generale, Maurizio Fallace

Masolino D’Amico:

Ritraducendo Shakespeare nel ricordo di Agostino Lombardo

Franco Buffoni:

La traduzione definitiva come contraddizione in termini: il caso Heaney

Giulia Lanciani:

Pessoa e i suoi traduttori italiani

Pietro Marchesani:

L’esperienza Szymborska nella vita di un traduttore

A ciascuna relazione, della durata di 20 minuti, farà seguito la lettura di una pagina esemplare, rispettivamente da William Shakespeare, Seamus Heaney, Fernando Pessoa, Wisława Szymborska da parte dell’attore Toni Servillo.

12:30

Giovani poeti-traduttori a confronto. Letture di :

Nicola Bultrini e Chiara Riccarand, da poeti persiani tradotti a quattro mani

Marco Giovenale, da Emily Dickinson

Laura Pugno, da Yolande Villemaire

Andrea Raos, da Kobayashi Issa

Michele Zaffarano, da Christophe Tarkos

 

[ locandina : file pdf 112 Kb ]

 

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Biagio Cepollaro, La ‘poesia visiva’ e le conseguenze del digitale oggi

Posted by mg on March 25, 2008

La ‘poesia visiva’ e le conseguenze del digitale oggi. Appunti per una riflessione.

Molta parte dell’esperienza degli anni 60 e ‘70 di ciò che è stata chiamata ‘poesia visiva e poi ‘poesia concreta ‘ e poi ‘poesia tecnologica’ (con evidenti difficoltà di definizione), si muoveva all’interno del paradigma della teoria dell’informazione.

Una delle conseguenze di quest’appartenenza, quasi obbligata data l’epoca, fu, secondo me, l’insistenza sul rapporto tra i codici (linguistico e visivo-figurale) con relative tensioni che si venivano a creare continuando a parlare di ‘poesia’, di ‘espansione della poesia’, di ‘fuga dal libro’, di ‘poesia da appendere al muro’.

Questa tensione non era stata propria delle avanguardie storiche che come ricordava Lea Vergine non avevano mai puntato a stabilire uno statuto linguistico specifico per queste sperimentazioni e si erano per lo più limitate ad un lavoro sulle possibilità ‘tipografiche’. Il fatto è che allora c’era ciò che con enfasi si indicavano come ‘mezzi di comunicazione di massa’, l’industria culturale, i rotocalchi, il primo apparire a livello di massa della televisione, l’importanza che giustamente dava Lamberto Pignotti al problema della comunicazione e delle abitudini percettive del pubblico, alla necessità di contraddirle, di ‘rispedire la merce al mittente’…

Sembra passato un secolo da allora ma molte di quelle opere conservano una loro freschezza, una loro duratura energia. Forse qualcuno potrà considerarlo paradossale ma su internet è possibile , soprattutto per i più giovani, prima di andare al museo o nelle fondazioni, dare un’occhiata alla raccolta di poesia visiva custodita da Banca Intesa…

Il passaggio dall’analogico al digitale probabilmente ha spostato in profondità le questioni anche in questo ambito espressivo. E non tanto perché vi è l’elaborazione grafica del computer, quanto perché materialmente la pluralità dei codici si è ridotta ad una processualità numerica.

Una sintesi a monte che salta sia l’incontro sia la diversità di strade secolari che hanno portato alla testualità da un lato e all’immagine pittorica (ma bisogna anche aggiungere quella fotografica) dall’altro.

E’ nella produzione materiale, a prescindere dalla resa finale che,come sempre, può essere più o meno riuscita, che sta la differenza. E il punto è che questa sintesi digitale non è virtuale,come spesso si ripeteva già negli anni ‘90, ma ancora materiale. Solo che si è di fronte ad un altro ‘stato della materia’, per così dire. Tale stato, in questo caso dell’arte, non è informazione perché è qualcosa di più e di meno, è espressione (cioè composizione, rigore, logica strutturante o destrutturante, familiarità con le resistenze delle materie, fascinazione , e tutti gli elementi che possono costituire l’esperienza estetica nel suo concreto farsi e che non sono riducibili ad un pacchetto discreto di informazioni).

Quindi, come provvisoria conclusione di questa riflessione, si potrebbe dire che mentre negli anni ‘60 e ‘70 un poeta che faceva della ‘poesia visiva’ poteva essere coinvolto nel progetto di stabilire uno statuto semiologico per un settore specifico dell’espressione poetica , o un settore di confine, oggi, nel digitale, questo problema può non esserci più. Vorrei aggiungere che, se ci si sgancia dalla teoria dell’informazione, non c’è più bisogno di porre il problema dei codici (poesia, pittura) ma di considerare il lavoro a partire dai mezzi della sua produzione.

In questo caso l’indagine sarà condotta sulle diverse strategie creative che si stabiliscono tra il digitale e ciò che digitale non è ma che pur entra nel processo.

Anche per questa ragione per alcuni miei recenti lavori non parlerei di ‘poesia visiva’ , anche se per comodità fin qui ho usato il termine ‘visual-concreta’e, con molta probabilità, continuerò ancora ad usarlo per un pò. Direi semplicemente ‘arte visiva’, relazionandomi con questa materia non come poeta ma come artista visivo tout court… E non è una questione di etichetta, di definizione, ma sostanziale perché investe l’abbandono del riferimento alla teoria dell’informazione con la conseguenza riduzione ostinata di questo tipo di lavori ad una ‘linguisticità’ che non hanno.

La materia della poesia è altra cosa: è suono che porta il senso attraverso la sua eccedenza rispetto al significato.

*

Biagio Cepollaro

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variazioni meridiano. marco giovenale : industria/distruzione

Posted by mg on March 23, 2008

distruzione delle vite e distruzione del tempo delle vite sono prassi e procedure che si sono moltiplicate e sono diventate industria, nel percorso del secolo passato.

questo fatto carica di uno spessore di ombra aggiunta lo spazio dei segni, e dunque — in fondo — anche la scrittura di versi, che già per statuto suo è o può essere luogo laterale e asimmetrico rispetto al sermo communis.

all’interno delle forme e dei lessici si può cioè sommare quella macchia di assenza, di violenza e distacco, che le innumerevoli vite ferite, offese o perse (e il loro tempo bruciato) testimoniano o puramente sono. (fuori da linguaggi).

Paul Celan:

Der Andere

 

Tiefere Wunden als mir
schlug dir das Schweigen,
größere Sterne
spinnen dich ein in das Netz ihrer Blicke,
weißere Asche
liegt auf dem Wort, dem du glaubtest.

 

 

L’altro

 

Più profonde ferite che a me
inflisse a te il tacere,
più grandi stelle
ti irretiscono nella loro insidia di sguardi,
più bianca cenere
giace sulla parola cui hai creduto.

 

Testo del 10-12-1952. Traduzione italiana di Michele Ranchetti, in:
P.Celan, Conseguito silenzio (Einaudi, Torino 1998, pp. 14-15)

è il silenzio o la torsione in sé di chi non ha difesa né tempo né vita. un prisma e un prima asemantico. scompagina le parole note. dissipa e riedifica da zero il discorso di chi resta e parla, forma strutture.

e: fra sommersi e salvati, come fra silenzio e parola, c’è una estesissima fascia di crisi. di imminenza di naufragio.

forse in generale (oramai, direbbe Villa) è difficile avere altro sfondo che questo: Read the rest of this entry »

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29 marzo, La traduzione del testo poetico

Posted by mg on March 18, 2008

Roma, sabato 29 marzo 2008

Teatro dei Dioscuri, via Piacenza 1

LA TRADUZIONE DEL TESTO POETICO

GIORNATA DI STUDIO

PER IL VENTENNALE DELL’ISTITUZIONE

DEI PREMI NAZIONALI PER LA TRADUZIONE

PROGRAMMA

10:00

Introduzione del Direttore Generale, Maurizio Fallace

Masolino D’Amico:

Ritraducendo Shakespeare nel ricordo di Agostino Lombardo

Franco Buffoni:

La traduzione definitiva come contraddizione in termini: il caso Heaney

Giulia Lanciani:

Pessoa e i suoi traduttori italiani

Pietro Marchesani:

L’esperienza Szymborska nella vita di un traduttore

A ciascuna relazione, della durata di 20 minuti, farà seguito la lettura di una pagina esemplare, rispettivamente da William Shakespeare, Seamus Heaney, Fernando Pessoa, Wisława Szymborska da parte dell’attore Toni Servillo.

12:30

Giovani poeti-traduttori a confronto. Letture di :

Nicola Bultrini e Chiara Riccarand, da poeti persiani tradotti a quattro mani

Marco Giovenale, da Emily Dickinson

Laura Pugno, da Yolande Villemaire

Andrea Raos, da Kobayashi Issa

Michele Zaffarano, da Christophe Tarkos

 

[ locandina : file pdf 112 Kb ]

 

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Su Nazione Indiana, per “variazioni meridiano”

Posted by mg on March 10, 2008

industria_distruzione

 

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Recensione di M.Gezzi

Posted by mg on March 2, 2008

Da oggi e per una settimana cliccando qui si può leggere la recensione di Massimo Gezzi a La casa esposta (da «il manifesto», sabato 1 marzo 2008, p.15). Grazie inoltre a Lello Voce per averla ripresa su Absolute poetry.

Nei giorni successivi pubblicherò integralmente il pezzo critico anche qui su Slowforward.

 

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Recensione a “La casa esposta”

Posted by mg on March 1, 2008

 

Oggi sul “manifesto” (p.15): una recensione di Massimo Gezzi a La casa esposta.

 

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“Opolis” reviewed

Posted by mg on February 29, 2008

opolis reviewed

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Per Amelia Rosselli: a Siena

Posted by mg on February 12, 2008

Siena, mercoledì 13 febbraio, ore 15

Meeting Room / Graduate College “Santa Chiara”

Via Valdimontone 1, p.t.

[ Università degli Studi di Siena - Facoltà di Lettere e Filosofia
Dipartimento di Filologia e Critica della Letteratura ]

PER AMELIA ROSSELLI: incontro e letture

con
Laura Barile, Chiara Carpita, Stefano Dal Bianco, Ugo Fracassa, Romano Luperini,
Antonio Prete, Daniela Brogi, Andrea Cortellessa, Stefano Giovannuzzi,
Giacomo Magrini, Guido Mazzoni, Monica Venturini, Floriana d’Amely

www.unisi.it/ricerca/dip/dip_fcl/DottoratiWeb/ScuolaDottInterpretazione/ScuolaDottInterpretazione.html

 

PDF [442 Kb]

 

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Qualche connotato del brutto

Posted by mg on February 10, 2008

arriva la segnalazione di un lungo testo (di autore italiano neanche giovanissimo) uscito ora in rete. si va a leggere - ed ecco: iterazioni (imbarazzanti) legate ad ambiguitas trita, inversioni a dozzine (”nel deposito arrivano”, “di un bambino il vero”, “perduto luogo”), aggettivazione lussureggiante, immagini veterosurrealiste a bassissima temperatura, io lirico legato a passato remoto, formule fisse (”nessuno vede”, “glorioso passato”, “bellezza sfiorita”), l’impersonale onnipresente nel “si” squartato (”s’apre”, “s’arrende”), vocabolario di cento parole, errori di ortografia, corsivi inopportuni, il “come” sostituito dal “quale” e magari accoppiato a inversione (”agisce quale aspro vino”: e via una citazione), uso di iperboli pacchiane a sostituire espressioni giudicate (a torto o a ragione) scontate. è poi evidente che all’origine dei testi stanno occasioni molto banali, ben semplici. vi viene sovrapposta una griglia formale grezza e vagamente retorica.

queste poche righe non sono scritte senza dispiacere. soprattutto perché qui si constata che:

siti e riviste accolgono colpevolmente i testi poetici senza suggerire nemmeno una traccia di editing. passi per chi sbaglia in prima persona e gioca le proprie carte sul proprio blog. ma una redazione che non si assume il compito di dialogare con gli autori che interpella, entrando anche in conflitto su alcune scelte testuali, è la conferma di uno stato di fatto (pessimo): assenza assoluta di critica, e soprattutto di trasmissione della critica. è un compito che le redazioni hanno sempre avuto, fin qui. e a cui stanno rinunciando, sembra.

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Sulle Api

Posted by mg on February 9, 2008

Segnalo una recensione di Domenico Pinto a Le api migratori, di Andrea Raos :

Esce oggi su “Alias”, inserto del “manifesto”: a pag. 18.

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Oggetto artistico e oggetto comune

Posted by mg on February 8, 2008

Società Italiana d’Estetica

Osservatorio di Storia dell’arte

Dottorato di ricerca in Estetica e Teoria delle Arti dell’Università di Palermo

IV seminario

8-9 febbraio 2008

Oggetto artistico e oggetto comune

Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

Dipartimento di Studi Filosofici ed Epistemologici

Villa Mirafiori - Via Carlo Fea, 2

Aula I

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Emilio Villa: ATTRIBUTI DELL’ARTE ODIERNA (Le Lettere, collana fuoriformato)

Posted by mg on February 7, 2008

Contributi di Andrea Cortellessa e Carla Subrizi

Nel nostro sin troppo ordinato Parnaso novecentesco, nessuna presenza si manifesta con la spettrale e sfrecciante, segreta, sempre squassante vitalità di Emilio Villa. Il cui maggiore studioso, Aldo Tagliaferri, ripropone l’unico suo testo che mai sia approdato a un grande editore. Fu nella collana «Materiali» di Feltrinelli che uscì nel 1970, infatti, Attributi dell’arte odierna: in forma, però, mutila. Quasi quarant’anni dopo, ecco finalmente completa quella “mitica” pubblicazione: nel primo dei due tomi sono fedelmente riprodotti gli indimenticabili testi sulle più grandi esperienze artistiche del secolo (da Fontana a Burri, da Pollock a Rothko e Twombly), nel secondo si recuperano quelli che Villa avrebbe voluto aggiungervi (su esperienze del calibro di Rotella, Schifano, Scialoja e Parmiggiani).

[A.C.]

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Promemoria

Posted by mg on February 5, 2008

da “L’Ulisse” 7/8 - gennaio 2007
Esperienze dei linguaggi

TRE PARAGRAFI SU SCRITTURE RECENTI

 

 

1. INSTALLAZIONE vs PERFORMANCE

Uno schema per organizzare molti dei testi proposti oggi può essere preso dalle arti figurative, costruendo un’opposizione tra installazione e performance, Read the rest of this entry »

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Ch. Hanna su gammm

Posted by mg on February 2, 2008

La seconda uscita della collana kritik di gammm è un saggio di Christophe Hanna: Poesia azione diretta. Contro una poetica del gingillo, tratto da Poésie action directe, uscito per le Éditions Al Dante nel 2003. Il saggio presenta un’analisi del fatto poetico che si distacca dalla tradizione formalista e parte dalle ultime proposte testuali dei nuovi autori francesi. Potete scaricare il file .pdf (192 KB) qui o qui. Buona lettura.

 

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video visto

Posted by mg on January 20, 2008

Visto pochi istanti fa un video di una giovane autrice italiana. La voce di lettura è roca e “molto accattivante” (intenzionata ad accattivare), le immagini di semidistruzione. La storia senza trama. Sembrano essere frammenti accostati che sanno di darsi come tali e giocano sul non dire. MA LO FANNO IN MODO ASSERTIVO, asseverano. Si affermano come tali. E, prosa o versi che siano, corteggiano continuamente quanto ingenuamente la parola “poesia”, “poeta”, “poeti”. Eccetera.

Davvero sembra che un secolo di scrittura e di esperienze e di ricerca non sia passato affatto. Un qualsiasi clip (alcuni della BMW, ricordo, notevoli) è oggi dieci o venti anni avanti rispetto a questa produzione puerile, di autori che hanno tutti gli elementi linguisitici per non cadere nell’ennesima lirica, e tutti gli elementi di regia per non svendere l’ennesimo minifilm cliché, e però non li hanno introiettati. Non li vogliono. Sono elementi elusi. Così gli autori falliscono nel preciso arco e confine di quello che scientemente producono.

Non sanno rinunciare al narcisismo del mezzo (proiezione di un narcisismo di fondo). Non hanno un’opera. Hanno sé. Pensano a come sarà l’effetto.

Quindi usano un linguaggio. Non è il linguaggio a esser cresciuto in loro / con loro (a volte contro di loro, contro le loro “bellezze”, contro le convenienze o le effrazioni ereditate, contro la stessa “poesia” in quanto cosa già definita, che tutti pare debbano sapere cos’è, quando ne appare il nome).

Pensano a (pensano di) impugnare strumenti; non pensano che questi siano parte del loro corpo. (Non vogliono ferite, non vogliono morire, rischiare).

In un combattimento la sconfitta viene da questo. Da questa insincerità verso se stessi e verso le armi che si manovrano.

La vera arma non è un oggetto esterno al corpo; è la lotta stessa. (Che inizia nel corpo, esisteva prima di essere linguaggio).

Tuttavia anche il parlarne è sciocco, ha un alto grado di fatuità e quasi di ridicolo (che rischia perfino di sembrare autoritario: ridicolo al quadrato). Semmai l’esperienza si trasmette fisicamente, nel gesto:

La scrittura, che il lettore introduce in sé con gli occhi, non si trasmette dallo scrittore ad altri con la carta, ma ancora e sempre con gli occhi.

La scrittura si apprende - onestamente e tuttavia senza alcuna garanzia di “arte” - comunque con la frequentazione del corpo, con la disposizione del sé scrivente all’ascolto e osservazione dell’esperienza di chi è scrittore. (Non di chi “fa” scritture).

 

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spleen del meccanismo

Posted by mg on January 12, 2008

Spleen / Macchinazioni per fiori

Immagini di Alfredo Anzellini, traduzioni da Baudelaire e testi di Marco Giovenale

La camera verde, Roma 2007

*

 

la macchinazione per fiori è la melanconia del meccanismo.

è anche la scrittura di scena dei fiori? la scena primaria del linguaggio, legge-florilegio? antologia? deflorazione della?

più che scrittura di scena è la melanconia della sua inevitabilità.

(l’accadere necessitato - uno dopo l’altro - come fanno i giorni - degli spezzoni, delle montature).

questi non sono testi scritti. deve esserne data traccia su carta e allora ecco il libro. ma:

questi testi tracciano una azione vocale del buio, del negativo.

sono l’installazione di un segno di inevitabilità delle frasi.

hanno perfino un “contenuto”. (così càpita). certo; ma base del libro (in tutte le parti della sequenza) è il suo essere legatura.

o volendo: nodo che non si sa (che non si fa) sciogliere. né scegliere. non c’è modo.

quel che del testo parla di più è questo. è il vincolo. folla-falla di senso.

tutto (ne) sfugge perché la trama-tarma è tarmata a sua volta.

 

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“assertivo”

Posted by mg on January 6, 2008

l’unico “umanesimo dichiarativo” (il poetare assertivo!) che sia sensato, che non sfondi con le sue retoriche infangate di bontà o lallazione i timpani di chi l’orecchio ahilui l’ha coltivato, è quello ammalato di Zanzotto, complesso.

o è il lavoro poetico di Sannelli, anche. quello dei versi diffratti in spezzature. dichiara e - perfino - “confessa”. ma lo fa immettendo un tale numero di deviazioni e fratture del/nel percorso, da attestare e far valere e vincere la necessità del clima opaco, umbratile, del luogo che crea.

in quel luogo si passa, si va, si abita — per scoprire; per rischiare, senza pre/vedere, il guadagno e la perdita. non ci si sta comodi. quel che vi viene affermato non è fermo, dato, noto. ha senso conoscerlo, allora; osservare.

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Ancora una nota per Il segno meno

Posted by mg on January 4, 2008

L’”opera-di-opere” che si intitola Delle restrizioni, a cui ho dato avvio diversi anni fa e che viaggia lentamente/variamente sparsa o disintegrata in periodici e riviste, va figliando via via nuclei dotati di un comunicabile senno tematico. La serie Il segno meno fa tessitura con l’argomento dello sfaldarsi, dell’ombra, della perdita e cenere e sparizione dei legami, dei rapporti, della memoria; e soprattutto: con il tema dello spossessamento delle case, la fine dei luoghi (cari).

È parte di un progetto testuale più ambizioso, sul discorso/decorso della dissipazione. Ma costituisce sezione già indipendente. [Se ne veda qui l'esito più recente].

*

Ancora, può esser detto, più in generale, che:

(Specie) adesso: quasi ogni parola e luminescenza video è o rischia l’isomorfismo, di isteria, di retorica. Si può scegliere al contrario anzi del tutto altrove - e perfino pronunciare - una parola niente affatto ermetica, però cifrante, normalmente versata in torsione, tensione che la porta fuori dal detto consueto (mansueto). E la muove verso un punto dove non si salva dal contestarsi per prima, da sé. (È il Pensiero del fuori, ovvero è Foucault).

Questo ha qualcosa a che vedere con l’allegoria, con la sottrazione e i calchi cavi che parlare comporta.

*

Un moto cellulare costante nel corpo di Delle restrizioni è il flettere metri noti in unità ritmiche “inferiori”, e - soprattutto - volentieri segmentare sintassi, quasi pensandola stiletto deviato allo sguardo da immersione in acqua. Nella scrittura tutto ha a che fare con la percezione, e con il doppio che ogni evento e oggetto è. L’uso addirittura ossessivo delle spezzature, o di corsivi e parentesi, e molte inarcature forti, nelle poesie, non segnalano un registro laconico né suggeriscono indicazioni performative, “di lettura”, semmai distribuiscono a raggiera le varianti di libertà/ostacolo al passaggio di senso, mantenendo un certo numero di attriti semantici rilanciati - invece che attenuati - dalle frammentazioni, dagli urti. (Visti).

Questa ricerca desidera in tutta umiltà dialogare con le (e quasi rispecchiarsi nelle) osservazioni che Emilio Garroni, nel suo Estetica. Uno sguardo-attraverso, ha dedicato alla terza Critica kantiana in direzione di un «risalimento» - sui casi esemplari di Bernhard e Beckett - delle interrogazioni sul senso-non-senso poste dal secolo che si è chiuso.

 


*
poscritto:

Il significato, i significati, e anche certi loro movimenti (d)elusivi, umbratili, raggiano senso non quando viene istituita una parola “riconoscibile”, bensì quando in ogni spezzatura e frase e dispositivo o deposito formale echeggia la necessità di quel vincolare immagini, parole, suoni. “Come se” questi facessero allegoria (già data, nota). (E, invece, nell’istante di nascere la originano: è nuova).

La costruzione della necessità in poesia assomiglia al meccanismo di fondo dell’allegorizzare in generale. E forse al “dar senso” in generale. Che si attiva in occasione di ogni atto percettivo, di ogni frammento del banale esistere - umano.

 

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Two questions to Jukka-Pekka Kervinen

Posted by mg on December 26, 2007

 

Q.: I think that your nickname “asemic” (in http://selfsimilarwriting.blogspot.com) is perfect to explain your strategy of accumulation=disintegration of signs (not “meanings”) through multiple exposures, textblocks, and multiple blogs/opus. I believe you hit the spot of the dissipation/multiplicity we are crossing. (Where “to cross” is something like a radioactive kind of “to stay”).

A.: You’re right with accumulation=disintegration strategy, it is very much of that, not meanings, at least on my side. I leave them to reader/viewer/listener. I’ve many strategies with my works, most often I’m involved with ‘controlled indeterminacy’ (a term coined from American composer John Myhill), it is not any specific technique, for me it is the way to control chance, aleatoric control, if it is possible to control at all. But it is everywhere in my life, if not intentional, then subconscious. And if I find it lacks, I add it. With or without computers.

Q.: What about GAMMM’s opebs, “one page e-books”? And what about your opeb’s title, ow oom?

A.: I like this idea of one page works, I’m interested of things which contain restrictions… ow oom is just sounds, but as we always do, we see it as words, each of us differently. Mine was first ‘owl room’, then ‘cow doom’, ‘own boom’ etc …

 

mg, from gammm

 

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Cantiere: “Beckett, Proust”

Posted by mg on December 9, 2007

La memoria involontaria è esplosiva, “una deflagrazione immediata, totale e deliziosa”. Essa risuscita, e non soltanto l’oggetto passato, ma anche qualche cosa di più, perché qualche cosa di meno; di più perché isola l’utile, l’opportuno, l’accidentale, perché nella sua fiamma ha distrutto l’Abitudine e tutte le sue opere, e nella sua luce ha rivelato ciò che la falsa realtà dell’esperienza non potrebbe mai rivelare e non rivelerà mai - il reale.

Samuel Beckett, Proust (1931)

tr. it. di C.Gallone: S.B., Proust, Sugar, Milano 1962 (rist. Sugarco 1978, 1994: p.44)

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Testo e senso, n.8

Posted by mg on December 7, 2007

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parte di riflessione (essendo inesistente l’intero)

Posted by mg on November 30, 2007

cambiato il modo di inserire in (ed estrarre da) web.
si creano grossi accumuli, giacimenti di dati, stock, mappature e schedature di opere.

libri ma soprattutto monumenti online. archivi interi.

rischia di sembrare tutto inutile. a parte l’enorme fatica di fare queste cose, restano lettera morta, non solo e non tanto per l’ignavia del lettore medio italiano, ma per i limiti impliciti della mente — in linea di massima.

mettere in parallelo tutti i dati che andiamo accumulando è impossibile quanto ‘processarli’ serialmente.

piccoli post e piccoli blog sono l’unica soluzione. ma a loro volta frammentano il paesaggio di cui si fanno reporter.

grandi giacimenti restano non letti. non attinti.

sto rivedendo, per riflessione mia, del resto non lontana dalle annotazioni di Biagio Cepollaro, la mia rete di collaborazioni e materiali in rete.

il concetto stesso di testo installativo viene incontro a un dato di fatto della rete in sé. (web è un gomitolo di installazioni. quando viene il tecnico a montare una linea telefonica, o un modem, si dice che “installa”).

moltiplicare i testi-installazione è importante quanto vuoto, atto vuoto. necessario come l’aria, e senza peso (nel sistema di pesi dato dalla letteratura come visibilità, esperienza, fruizione).

l’installazione c’è, esiste, senza che vi sia necessità di fruizione.

questo è un dato di fatto, una caratteristica non negativa, e un problema allo stesso tempo.

ed è un problema — per quanto individuale — nel momento in cui si perde nel rumore di fondo, della massa globulare opaca di materiali che la rete ospita e fa ruotare isolati o connessi nel tempo.

su, retorica, coraggio, trova il paragone.

far fare scintille all’accendino, abitando nel sole (dato dalla somma di tutte le scintille di tutti gli accendini).

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“Mappe”?

Posted by mg on November 18, 2007

Si è fatto e si fa (anche da parte mia: eccome) un gran parlare e perfino un vispo parlare di mappe. Mappare la poesia contemporanea, mappare gli autori, cartografare i territori, segnare le strade, rintracciare i percorsi, ritracciarli, invocare Cantor, smascherare le antologie, ampliare il canone, incrociare i dati, trovare e scovare, fare la piantina, il planetario, dell’atto o fatto poetico, dei fatti, degli antefatti, fare un piano, piano A, che va fallito, e allora il B, come nei film, tentare, abbozzare cartina, piantina: della poesia di ricerca, classica, mainstream, sottoboschiva, regionale, locale, iperlocale, dialettale, focale, fecale, comunale, cantonale, di quartiere, di vicolo, in scala, millesimale, nomadica, straniera, cosa c’è nei cassetti, cosa c’è nell’aria, dove sta il tizio, rassegna degli autori mancini di Busto Cogolario di Sotto dal civico 3 al civico 7 di via degli Sventolati con proiezione ortogonale dei tinelli e mappa google delle scuole ove implumi ebbero nido e pappa e lor prime sillabe forgiaro.

Basta con le mappe. Basta con il Cinquecento, le cinquecentine, le cinquecento che pretendono di tirare dentro il mondo. Descrivere cosa e a chi? Apriamo un ennesimo blog. Mettiamoci dentro i blog dei blog che linkano i siti dei siti che mappano. Altra mappazza, altra pezza sul nulla. Carta senza carta. Please, take some rest. Qualche buon libro in più, qualche pessima inutile mappa di meno. (Ovviamente è anche un’autocritica, questa).

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