ulteriore appello, per la difesa della scuola PUBBLICA

http://firmiamo.it/contro-aumento-orario-di-lavoro-per-la-scuola

La legge di stabilità, approvata  dal Consiglio dei Ministri  l’  11.10.2012 , potrebbe contenere un ulteriore pesantissimo taglio alla scuola.

Il testo prevedrebbe l’aumento di sei ore, a titolo gratuito, dell’orario di lavoro settimanale degli insegnanti della scuola secondaria di primo e secondo grado.

L’effetto immediato di tale disposizione sarebbe la cancellazione degli spezzoni orari, delle supplenze temporanee e dei corsi di recupero assorbiti dal nuovo regime orario. Il ”popolo” dei docenti si ridurrebbe di un terzo, con una contrazione di un docente ogni tre.

Firmate, firmiamo contro  l’opera di distruzione della scuola pubblica e di smantellamento dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici per dire basta a queste politiche che colpiscono i più deboli e lasciano intatti i privilegi e le ricchezze dei più forti.

Questi i motivi per dire no all’aumento dell’ orario di lavoro per la scuola secondaria e sottoscrivere la petizione:

1)  Il saldo in termini di perdita di posti è di almeno 25.000 cattedre per i posti comuni e di altre 4000 se la norma fosse estesa anche al sostegno. In realtà, se si considerasse tutto l’organico di diritto, che per medie e superiori è di circa 320 mila insegnanti, un aumento di sei ore, dalle 18 attuali, comporterebbe un taglio di 100 mila precari.

2)  Senza accordo con le parti sociali si ledono gli articoli 36 e 39 della Costituzione.
Come già previsto dall’art. 39 della Costituzione e dalle norme derivanti, la modifica dell’orario di lavoro del personale della scuola è soggetto a particolari necessità didattico-formative e di preparazione-programmazione delle stesse. E per questo motivo deve passare necessariamente attraverso uno specifico accordo tra amministrazione e parti sociali. Un decreto di questa portata, quindi, risulta incostituzionale e annullabile.

3)  La media europea dell’orario settimanale dei docenti è di 18.1  ore alle medie e 16 ore alle superiori. Con le “24 ore” i docenti italiani avranno l’ orario di lavoro settimanale maggiore d’Europa a fronte degli stipendi più bassi dopo Grecia  e Portogallo.
Inoltre non è vero che gli insegnanti lavorano solo 18 ore, vanno calcolate le ore per preparare le lezioni e correggere i compiti, per i consigli di classe, per i collegi docenti, per i colloqui con le famiglie etc.

4)  Con le ultime manovre la  scuola ha  già “pagato” l’86% del risparmio della spesa statale totale. È immorale ed iniquo che i sacrifici debbano  essere chiesti con accanimento soprattutto ad una categoria in particolare.

5)  Abbassamento della qualità dell’insegnamento. Distruzione dell’organizzazione scolastica attuale. Numero di classi troppo elevato ed ingestibile per  i docenti. Insomma: il docente dovrà obbligatoriamente insegnare in almeno 5-6 classi con 5-6 programmi da svolgere, verifiche da correggere… ma oltre al danno ecco la beffa: lo stipendio rimarrà invariato. Non aumentano le ore per classe ma aumentano le classi per i docenti. I docenti di laboratorio  arriverebbero fino a 8 classi e i docenti di educazione fisica fino a 16 classi, i docenti di religione 24 classi!

6)  Aumento delle patologie legate al burn out (stress) per i docenti con conseguente aggravio per le  spese mediche dello stato. Secondo gli studi statistici effettuati, la categoria dei docenti è quella di gran lunga più colpita da questa patologia. Docenti frustrati, malpagati e “bruciati” dall’ enorme carico di lavoro che tipo di servizio potranno offrire ai giovani?

Non sono bastati gli otto miliardi della legge 133/2008 e i continui interventi legislativi, non è sufficiente l’aumento dell’età pensionabile, il blocco dei contratti, degli scatti di anzianità e per ultimo la cancellazione dell’indennità di vacanza contrattuale: siamo all’accanimento e alla barbarie.

È una barbarie pensare di fare pagare il conto della crisi sempre e soltanto al lavoro dipendente.

È una barbarie togliere ogni possibilità di lavoro ai precari.

È una barbarie cancellare i diritti contrattuali e distruggere la scuola pubblica.

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