Spostamenti e ridefinizioni : il 26 luglio a Roma

COSA SI PROVA AD AVERE UN SUONO IN TESTA?

prima traccia:

Spostamenti e ridefinizioni

a cura di Elena Abbiatici e Valentina G. Levy

 

26 luglio – 8 agosto 2011

 

Opening 26 luglio – ore 19

presso NOWHERE

Piazza De Ricci 127, Roma

Artisti: Alessandro De Francesco, Alessandro Fornaci, Silvia Giambrone, Roberto Pugliese

“Le metafore sono una cosa pericolosa. Con le metafore è meglio non scherzare.
Da una sola metafora può nascere l’amore” — M. Kundera

* * *

Sound Happenings
·         26 luglio – ore 20 di Alessandro Fornaci e Dam Cchoi.
·         8 agosto – ore 22 di Max Mattoni, guitarist & arranger.

 Per ulteriori infomazioni:
comunicato stampa

An Anthology of Chance Operations (1963)

A source-book of early Fluxus classics. A collection of scores, poetry, dance constructions, and other avant-garde work. Includes Henry Flynt’s first essay on concept art.

When the poet Chester Anderson, publisher of Beatitude, exited New York for California in 1959, he asked La Monte Young to edit Beatitude East, composed from the performance scores Young had collected in Berkeley and New York. In this he was aided by Jackson Mac Low, who had attended Cage’s composition course at the New School for Social Research and worked at the Living Theater with … <read more here>

Pratiche di détournement nella città-zombie

ricevo e volentieri diffondo:

Pratiche di détournement nella città-zombie


di Drobedj Yuhg  [*]

Ci sono città-museo, città che coincidono senza resti, o quasi, con una spazio espositivo integrale. L’Aquila, come Venezia – e forse ancora più di essa – è una di queste. In gran parte museificata, sottratta cioè all’uso comune e alle forme di abitazione originarie, relegata in maniera più o meno estesa in una sorta di spazio di indisponibilità (la cosiddetta “Zona Rossa” che dal 6 aprile 2009, giorno del catastrofico terremoto che ha investito il capoluogo abruzzese e i suoi dintorni, è stata istituita per tenere lontani i cittadini dagli edifici e i quartieri del centro storico più disastrato e pericoloso) L’Aquila è infatti diventata oggi una gigantesca Gesamtkunstwerk (un’Opera d’Arte Totale), come forse non se ne trovano in nessun’altra parte del mondo – men che meno nell’ambito della produzione artistica in senso più o meno canonizzato. Un’Opera d’Arte Totale che, fino a ieri, aspettava solo di essere riconosciuta come tale. Siano dunque encomiati gli anonimi (come chiamarli? non certo artisti!; operatori? visionari? semplici tecnici in grado di servirsi in maniera non usuale di tecnologie più o meno avanzate ma comunque già disponibili?) autori del gesto che ha letteralmente reso visibile quello che era sotto gli occhi di tutti gli (ex)abitanti di questa città, quel Reale angoscioso, come lo avrebbe chiamato Jacques Lacan, che tutti si ostinavano a rimuovere e denegare. Cresciuti con ogni probabilità compulsando i testi dell’internazionale situazionista, ma anche cercando di cogliere i limiti di quanto ancora di “artistico” o “sociologico” c’era nelle pratiche di “deriva urbana” e di “descrizione psicogeografica” di quell’avanguardia, essi – non sappiamo con precisione al momento quanti siano – hanno avuto il merito indiscutibile di rivelare la dimensione per certi versi inedita in cui è entrata L’Aquila, e di conseguenza i suoi stralunati, in senso etimologico, abitanti. Quale dimensione? La si potrebbe definire per brevità in questo modo: Continue reading