Firmate, diffondete

Il Centro di Cultura Ecologica – Archivio Ambientalista rischia di chiudere

Per evitare che uno spazio aperto e condiviso di promozione e diffusione della cultura scientifica si trasformi in uno spazio consumistico, magari sponsorizzato dai vari mcdonald’s e cocacole di turno,

Leggi, firma e invita a firmare l’appello “CHI HA PAURA DELLA CULTURA ECOLOGICA?”

mobilitiamoci contro la chiusura del Centro di Cultura Ecologica

Anche durante le feste di Natale e’ proseguita la raccolta di adesioni all’Appello per sostenere il Centro di Cultura Ecologica.

Rilevante e’ la mobilitazione della comunita’ scientifica e del mondo associazionistico e di singoli cittadini. Ci accingiamo pertanto a consegnare al sindaco Alemanno un secondo ‘pacchetto’ con oltre 500 firme, dopo le mille consegnate alla vigilia di Natale.
Dal 2008 il Centro di Cultura Ecologica e’ costretto a svolgere le proprie attivita’ ricorrendo ad attivita’ volontarie, poiche’ l’amministrazione comunale ha sospeso i contributi che, per convenzione, era tenuta ad erogare.
Abbiamo fatto affidamento unicamente alle risorse economiche che decine di persone hanno spontaneamente anticipato e a centinaia di ore di lavoro prestate a titolo gratuito.
Ma quella che per due anni abbiamo voluto credere fosse una situazione straordinaria e transitoria, ci appare adesso come un progetto pianificato: uno spazio culturale puo’ essere chiuso per decreto, ma anche, piu’ semplicemente, facendogli venire meno le essenziali risorse economiche. In un paese dove la classe politica mostra attenzione solo per cio’ che genera business il piu’ rapidamente possibile, questa strada appare tutt’altro che remota! (Leggi i fatti relativi alla minacciata chiusura del Centro: http://www.centrodiculturaecologica.it/home/node/403)
Noi continueremo a tenere viva l’esperienza del Centro di Cultura Ecologica finche’ ne avremo la possibilita’. Continueremo a tenere aperta al pubblico la Biblioteca ‘Fabrizio Giovenale’ ricorrendo al contributo volontario e qualificato di quanti vorranno collaborare con noi e continueremo a promuovere incontri, dibattiti, eventi, lezioni e riflessioni sui temi della scienza, per offrire cultura ai cittadini di un quartiere della periferia romana.
Per questo rinnoviamo l’invito a quanti non lo abbiano gia’ fatto, a firmare l’appello contro la chiusura del Centro di Cultura Ecologica e a diffonderlo ai propri contatti.

per firmare l’appello:
LEGGI L’APPELLO: http://www.centrodiculturaecologica.it/home/node/399
INVIA una e-mail a admin@centrodiculturaecologica.it
OGGETTO: Firmo l’Appello “CHI HA PAURA DELLA CULTURA ECOLOGICA?”
nel corpo dell’ e-mail inserisci:
Nome, Cognome, Citta’, eventuale realta’ di appartenenza (associazione, comitato, etc.) e, se vuoi, lascia un commento.

“80”, libro d’artista di Luisa Gardini su testo di Benoît Gréan

Novità dalle edizioni Cythère Critique

80

libro d’artista di Luisa Gardini su testo di Benoît Gréan

(in francese, italiano, tedesco).

“Il testo, 80, mi è stato inizialmente richiesto da una rivista tedesca, Artic, per il progetto di un suo numero dedicato all’argento vivo (Quecksilber). Ho inteso così giocare sul mercurio elementare caratterizzato dal numero atomico 80, e sul personaggio del dio traghettatore (Mercurio / Ermete), da qui un poema di 80 parole che si inserisce nella tradizione ermetica propriamente detta. Su questi stessi spunti si innesta, con l’ulteriore apporto dei colori del mercurio, l’opera di Luisa Gardini. Ecco dunque un libro d’artista, nella tiratura limitata di 80 esemplari”.

Benoît Gréan

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Formato 31cm x 22cm, con una litografia su carta Tintoretto Gesso da 250 gr della cartiera Fedrigoni.
Ciascun esemplare è numerato e firmato. Prezzo 150 € (spedizione gratuita). ISBN 9788890169625

a Roma alla libreria La Diagonale (via dei Chiavari 75 – 00186 Roma) www.ladiagonale.it
a Parigi alla libreria Mazarine (78 rue Mazarine – 75006 Paris) www.lamazarine.fr
a Nizza alla galleria Depardieu (64 bd Risso – 06300 Nice) www.galerie-depardieu.com

ordini on line
http://www.cythere-critique.com/contact80.html

Altri libri nati dalla collaborazione tra Benoît Gréan e Luisa Gardini:

- Mai (2001, Atelier de l’agneau ed.)

- Monstres tièdes (2003, Atelier de l’agneau ed.)

- WPMT15 (2005, Cythère Critique ed.)

- corps et riens (2006, Atelier de l’agneau ed.)

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immagini qui

http://www.cythere-critique.com/80feuilles.html

testi e immagini, su “l’immaginazione”

 


Il n. 249 de “l’immaginazione” mi fa particolarmente lieto. Il fascicolo ospita:

> una sibilla asemantica in copertina (cfr. qui a fianco)

> una sequenza di miei testi da Shelter (pp. 10-11)

> una recensione di G. Marzaioli a R.Roversi, Tre poesie e alcune prose (p. 53)

 

 

Recensione a M.Zaffarano, “Bianca come neve”

In versione riveduta/accresciuta propongo qui la
recensione uscita sul “manifesto” il 27 novembre scorso, a pag.12:

 

Disinstallare il “come”. Una raccolta recente di Michele Zaffarano

(recensione a Bianca come neve. La camera verde, collana Calliope. Roma 2009, pp. 24, euro 15)

 

Il titolo Bianca come neve, non diversamente da altri titoli di Michele Zaffarano, mette immediatamente sul piano e nel campo dell’ironia e del distacco la particolare scrittura di ricerca da lui perseguita. Il sorriso non è assenza di peso, tuttavia; né lo spessore consiste solamente nel materiale testuale, nelle poesie: semmai si moltiplica e diffonde a partire dai dispositivi stessi (accumulo, elencazione) che quel materiale si incaricano di trasmettere. Vedremo come.

Il libro esce nella collana Calliope della Camera verde, dopo alcune apparizioni in riviste, e si compone di un incipit e dieci testi (di cui due in prosa) divisi in due sezioni: Bello come un principe, la prima e Rosso come una mela, la seconda.

È evidente il raddoppiamento del gioco ironico proprio nei nomi di sezione. “Bianca-neve”, “principe”, “mela”: l’ironia del/sul candore, attraverso le chiavi svuotate della fiaba, entra all’interno del volumetto. Ed appare chiaramente intenzionata ad aggredire anche il meccanismo stesso del paragonare, della metafora, dello slittamento da segno a segno, o insomma di tutte quelle figure connettive, leganti, presuntivamente ‘poetiche’, spesso incapaci di far altro che spostare il discorso su un ‘alto’ secondo piano di senso, fatto di banalità assertive né più né meno del primo, quello letterale.

Il “come” del titolo e delle sezioni della raccolta, dunque, è esposto in evidenza per essere più facilmente revocato in dubbio – e anzi schernito – come marcatore lirico.

Non a caso Zaffarano è tra i più attivi traduttori di poesia di ricerca francese contemporanea (a partire dal lavoro di Jean-Marie Gleize), quindi vicino al ‘letteralismo’ di alcune strade della sperimentazione recente. È un fronte della ricerca che ha volentieri e recisamente smesso di abbandonare lo spessore della pagina a quelli che Christophe Hanna chiamerebbe “bibelots” (gingilli), ossia ai tropi e metri ben torniti e tagliati, alle rime mirate, alle summae di simmetria retorica, alle peripezie fonologiche, a Jakobson e al messaggio che specchia il messaggio, in definitiva.

Altro punto di riferimento di Zaffarano è la scrittura concettuale di autori come Kenneth Goldsmith, che sostituisce la procedura al textus, l’intenzione all’“ispirazione”, il rigore sequenziale o l’esecuzione di un diagramma alla “architettura” testuale.

Bianca come neve si presenta come ‘ingenua’ sequenza, intenzionale e intenzionata, di dichiarazioni di spiazzante e fredda semplicità e limpidezza. La prima sezione è su registro esortativo (verbi all’imperativo: l’imperio del “principe”); la seconda è nel segno dell’elencazione (verbi all’infinito).

Alla prima appartengono frammenti come “non fate i lupi / non fate i serpenti / non piangete per le cipolle / siate coccolati dalla nebbia / dai molti monti / dagli scorpioni / fate il bagno nelle vostre stesse lacrime / viaggiate in nave / fate piccole passeggiate”… Alla seconda sezione appartiene una inesauribile-esilarante teoria di infiniti tra cui “abitare in una fattoria / avere una tarantola oppure mezzo scorpione / avere mezzo scorpione e mezza tarantola / avere uno stallo / buttarmi giù da un castello”…

È anche a partire da oggetti testuali come questi, sagome all’apparenza semplici, e installazioni verbali, elenchi, sequenze, stringhe, che si può ragionare di nuova sperimentazione, non in senso antilirico o a-lirico, ma in uno spazio che – felicemente – ha a che fare proprio con altri problemi e orizzonti, rispetto alla medietas della poesia-poesia (italiana).

 

 

dall’archivio di Maurizio Spatola

Grazie a Gian Paolo Guerini e all’Archivio Maurizio Spatola è possibile rileggere “Il numero speciale di Malebolge – Marcatrè (1966)” dedicato al <PARASURREALISMO>.

<<“…il punto cruciale era come proporre alla nostra comunità letteraria una rivisitazione accelerata del surrealismo che non risultasse una esibizione di fossili, o una operazione da epigoni degli epigoni. Nell’impossibilità di essere surrealisti, avevamo optato per il parasurrealismo … Detto in soldoni: decretammo che il parasurrealismo sarebbe stato una sorta di manierismo del surrealismo, un surrealismo freddo, alla seconda potenza, rivisitato soprattutto nelle sue tecniche, con un uso intenzionale e retorico della scrittura automatica, e della psicoanalisi. Trattando insomma l’inconscio come metafora, in accordo, lo capimmo più tardi, con un certo Lacan e con la sua scuola. Ma di Lacan, allora, nessuno di noi sapeva nulla”. (Giorgio Celli, venticinque anni dopo)>>

Qui:

http://www.gianpaologuerini.it/mauriziospatola/pdf_archivio/05.pdf