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Archive for May, 2007

Due libri su Beckett a cura di G.Alfano e A.Cortellessa

Posted by mg on May 31, 2007

tegole dal cielo __ tegole dal cielo

TEGOLE DAL CIELO

 

L’”effetto Beckett” nella cultura italiana

Tegole dal cielo ricostruisce il rapporto tra la cultura italiana, non solo letteraria, e Beckett. Numerose ricerche innovative indagano l’”effetto Beckett” in Italia, e dunque la fortuna e la ricezione nel nostro Paese dell’opera beckettiana, presentandosi come delle vere e proprie primizie del lavoro filologico e critico. Oltre a saggi sulla presenza di Beckett nella narrativa, nella poesia e ovviamente nel teatro, vengono passate in rassegna altre forme di arte e videoarte degli ultimi decenni. Tegole dal cielo è infine corredato dalle interviste ai principali traduttori dei testi del grande autore irlandese, e da un questionario ad alcuni tra i principali nostri autori in attività, che hanno voluto raccontare il loro primo incontro con Beckett e la loro personale relazione con la sua opera.

e

La letteratura italiana nell’opera di Beckett

Nell’anno del centenario della nascita del Premio Nobel per la letteratura Samuel Beckett, questo libro è il primo sguardo d’insieme sul suo legame con la cultura italiana. Viene proposto infatti un insieme coerente di saggi che per la prima volta affrontano autori (da Leopardi a Pirandello a Vico a Montale, e su tutti Dante Alighieri) la cui presenza ha lasciato un segno importante nell’opera del grande scrittore irlandese. Corredato da una ricca bibliografia analitica, La letteratura italiana nell’opera di Beckett fa anche il punto sulla storia della ricezione dell’autore attraverso i canali principali: le traduzioni e le rappresentazioni della sua opera nella nostra lingua.

§

EDUP SRL

 

Edizioni dell’Università Popolare
Piazza Cola di Rienzo, 92
00192 Roma
Direzione commerciale - 06-97 99 4230
Ufficio stampa e Marketing - 06-97 99 4231
Fax - 06-6780702

 

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THE SINGERS, by Logan Ryan Smith

Posted by mg on May 30, 2007

! new DUSIE book !

THE SINGERS, by Logan Ryan Smith

“It’s time to gather rest under duress.” Music and its family of allied arts reigns high in the world Logan Ryan Smith has carved for his Singers. Dance and ritual act as counterforces to the martial law the poem has been written under, in this time of Iraq incursion that touches every aspect of our lives. Smith sends out these poems like bulletins to his heroes, his confreres, his girlfriends, his dead; in the serial form pioneered by Jack Spicer, John Ashbery, Robin Blaser, and Larry Kearney, the tropes rumble like card tricks—Spicer’s forests, diamonds, Giants and knights advance and retreat across a musical chessboard. If there was no one else writing poetry in all of the Bay Area, we would still be “covered”; with Logan Ryan Smith at bat we’ll see angels in the outfield.

—Kevin Killian

Details:

Printed: 104 pages, 6″ x 9″, perfect binding, 60# cream interior paper, black and white interior ink , 100# white exterior paper, full-color exterior ink
ISBN: 978-0-6151-4235-7
Publisher: Dusie Press Books
Copyright: © 2007 Logan Ryan Smith
Standard Copyright License
Language: English

Orders: http://www.lulu.com/content/485885

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oltre 20mila

Posted by mg on May 29, 2007

see the counter…

le visite a slowforward hanno dunque superato le 20mila (dal numero sono già esclusi i clic del sottoscritto, che WordPress non registra).

queste pagine hanno avuto in soli dieci mesi il numero di visite che il precedente slow-forward (su Splinder) aveva ricevuto nell’arco di circa tre anni.

credo che questo dato sia interessante (forse, e forse significativo) in riferimento al tipo di lavoro che viene proposto qui, e alle caratteristiche del weblog.

considerando cioè che chi visita slowforward non lo fa per lasciare commenti o per interagire, ma semplicemente per leggere quel che di volta in volta viene pubblicato. non c’è infatti spazio per i commenti, né per pubblicità o ads/annunci.

i link non sono in homepage ma in una pagina dedicata.

infine, slowforward non è uno spazio multiautore.

sembrerebbe di poter concludere che le visite sono “visite-per-il-contenuto”, in definitiva.
e sembrerebbero ormai essersi attestate da un minimo di 300 a un massimo di 700 a settimana.

§

grazie ai lettori

 

m.

 

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Promemoria per oggi

Posted by mg on May 29, 2007

Oggi al Caffè Fandango, ore 21, nuova presentazione del Nono quaderno di poesia Marcos y Marcos.

Piazza di Pietra, Roma (vicinissimo al Pantheon).

Accorrete numerosi

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Recensione a G.Frene: sul sito del “manifesto”

Posted by mg on May 29, 2007

Da ieri e per circa una settimana è leggibile sul sito del “manifesto” la recensione al libro di Giovanna Frene, Sara Laughs (Edizioni d’if, 2007).

Successivamente sarà inserita qui su Slowforward, e su AbsolutePoetry.

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Caffè Fandango, Roma, 29 maggio: il Nono quaderno Marcos y Marcos

Posted by mg on May 28, 2007

Roma, martedì 29 maggio 2007, ore 21:00

CAFFE’ FANDANGO

[ Piazza di Pietra 32/33 ]

presentazione di

Poesia contemporanea _ Nono quaderno italiano

a cura di Franco Buffoni

Marcos y Marcos, 2007

saranno presenti alcuni dei poeti del Quaderno

[ Alessandro Broggi, Maria Grazia Calandrone, Mario Desiati,

Massimo Gezzi, Marco Giovenale, Luciano Neri, Giovanni Turra ]

interventi critici di

Franco Buffoni e Cecilia Bello Minciacchi

*

MARCOS Y MARCOS
via Ozanam, 8 - 20129 Milano
tel. 02.29515688 - fax 02.29516781

§

Caffè Fandango
Piazza di Pietra 32/33 – Roma
Tel. 06.45472913

email: caffefandango [at] caffefandango [dot] it

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Abraham Lincoln

Posted by mg on May 27, 2007

Just $5 (or best offer) will buy you a copy of

ABRAHAM LINCOLN
issue the first
spring/summer 2007
editors: K. SILEM MOHAMMAD & ANNE BOYER

This new journal of poetry –42 JUICY PAGES of poetry– is printed on the cheapest paper and clumsily stapled for your reading pleasure. In terms of materials and editorial labor, it’s worth about 37 cents. But the value of the poetry it contains CANNOT BE CALCULATED IN MONETARY UNITS. Still, if you can’t afford $5.00 to buy this exciting new record of the best and happiest moments of the happiest and best minds, WE UNDERSTAND. Just send what you think is fair. How many magazines offer you a deal like that? NOT VERY DAMN MANY, THAT’S HOW MANY.

featuring work by

Brandon Downing
Gary Sullivan
CA Conrad
Alli Warren
Matt McCloud
Rodney Koeneke
Sharon Mesmer
Nada Gordon
Sandra Simonds
Shanna Compton
Michael Magee
Lanny Quarles
Bill Luoma
Rachel Dakarian
Drew Gardner
Katie Degentesh

full-color cover by LRSN Read the rest of this entry »

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UberTrashung

Posted by mg on May 27, 2007

New site for the multi-project site of CRASHTEST.

Take a look !

In the meanwhile, I received my copy of the UberTrashung issue :

crashtest

with fab works by

*David-Baptiste Chirot (RubBEINGS)
*Heike Fiedler (I refuse)
*Laurent Herrou (Litter Letters)
*Clemente Padin (Trash Spamer)
*Carmen Racovitza (Junk Mail Art)
*Kriz Rzepka (Basura, precio)
*Xavier Stern (Litter rature)

(and *me)

 

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Oggi sul “manifesto”: recensione a G.Frene

Posted by mg on May 27, 2007

 

A pag. 11 del “manifesto” di oggi, 27 maggio, una recensione al recente libro di poesie di Giovanna Frene, Sara Laughs, uscito da poco per le Edizioni d’if.

 

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Un’anticipazione da “Criterio dei vetri”

Posted by mg on May 26, 2007

Grazie a Maria Valente che ha anticipato su AbsolutePoetry tre poesie dall’imminente Criterio dei vetri (Oedipus, 2007).

Il libro dovrebbe uscire tra la fine di maggio e i primissimi giorni di giugno.

Per richieste o prenotazioni, si può fin da ora scrivere a oedipus [at] fastwebnet [dot] it

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26 maggio, Lucca: Fabrizio Mugnaini “editore” d’arte fiorentino

Posted by mg on May 26, 2007

Quarto appuntamento con piombi e rami26 maggio, ore 18:00, Libreria Baroni (Lucca)

Fabrizio Mugnaini “editore” d’arte fiorentino

Il quarto appuntamento di piombi e rami, il 26 maggio, ore 18, alla Libreria Baroni di Lucca, ha per protagonista Fabrizio Mugnaini, editore fiorentino di piccoli capolavori dove poesia e incisione si incontrano per il puro piacere della stampa. Nessun prezzo può comprare queste opere di carta, perché non sono in vendita. Il loro unico, meraviglioso, scopo è di procurare un incontro e uno scambio.

Donarli apre la possibilità di conoscere nuovi poeti e artisti, allargando il cerchio di una fraternità intellettuale che spesso si trasforma in autentica amicizia. La cosa sorprendente sono le centinaia e centinaia di lettere che queste plaquette hanno generato. Un fiume di corrispondenza zeppa di altri pensieri, versi, disegni, giudizi che arricchiscono l’archivio personale di Fabrizio Mugnaini. Uno a cui piace conservare e che da anni accumula e ordina tutto il materiale possibile su Luigi Bartolini, il grande incisore, poeta, saggista, narratore, polemista (1892-1963) che scrisse Ladri di biciclette, soggetto elaborato da Zavattini e filmato da De Sica.

Anche in questo caso, i libri presentati verranno donati alla Fondazione Ragghianti di Lucca: Tre invettive contro il tarlo, nemico del libro - poesie di Roberto Roversi e un’acquaforte di Romano Masoni; La donna senza volto - poesie di Biagia Marniti e un’acquaforte di Enzo Maiolino; Mimose - poesie di Nico Orengo e una xilografia di Gianfranco Schialvino; Quattro stagioni - poesie di Mario Luzi e un’incisione alla maniera nera di Giovanni Turria; Lo sguardo - poesie di Anna Cascella Luciani e una puntasecca di Franco Dugo; Autònn (Autunno) - poesie di Tonino Guerra e un acquarello di Alberto Rocco.

Il prossimo appuntamento:16 giugno, ore 18 Edizioni Nuove Carte (Fano)

Per ulteriori informazioni: www.grafedia.it/piombierami2

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Promemoria: Cosimo Ortesta oggi a Vivalibri (Roma)

Posted by mg on May 25, 2007

C.Ortesta_ La passione della biografiaoggi a Roma, alle ore 18:30

Presso la libreria Vivalibri (Testaccio, Piazza Santa Maria Liberatrice 23/26)

LA PASSIONE DELLA BIOGRAFIA

di Cosimo Ortesta

[ Donzelli ]

Incontro-reading con la partecipazione di

Sonia Bergamasco, Vito M. Bonito, Marco Giovenale

Sarà presente l’autore.

 

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Cagliari, 26 maggio: ¡NI UNA MÁS!

Posted by mg on May 24, 2007

Iniziativa a sostegno dell’associazione Nuestras Hijas de Regreso a Casa, che riunisce i familiari delle donne uccise e scomparse a Ciudad Juárez.

Sono già più di 430 le donne assassinate a Ciudad Juárez nello stato di Chihuahua in Messico, e più di 600 quelle scomparse dal 1993. Il rituale è sempre lo stesso: rapimento, tortura, sevizie sessuali, mutilazioni, strangolamento. Il clima di violenza e impunità continua a crescere, senza che al momento si siano compiute azioni concrete per fare chiarezza e mettere fine a questa situazione.

NON UNA DI PIÙ
¡NI UNA MÁS!

Sabato 26 maggio dalle ore 19.00, Vetreria di Pirri, via Italia, Cagliari

Testimonianza di Marisela Ortiz Rivera - Nuestras Hijas de Regreso a Casa, Silvia Giletti, Università di Torino
Reportage fotografico di Lina Pallotta.
Proiezione del cortometraggio “Juárez mothers fight feminicide by Nuestras hijas de regreso a casa”, di Zulma Aguiar.

ore 21.00 COMPAGNIA B presenta:

“¡Para no olvidar!” testimonianze in parole e musica con Viviana Padiglia, Marta Proietti Orzella, Carlo Angioni, Raffaele Corti e il gruppo musicale MEXLA.

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Oggi in libreria

Posted by mg on May 22, 2007

L.Pugno _ SIRENE

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Roma, 25 maggio: presentazione di Cosimo Ortesta, “La passione della biografia”

Posted by mg on May 22, 2007

Roma, venerdì 25 maggio 2007, ore 18:30

 

LIBRERIA del TESTACCIO-VIVALIBRI
Piazza Santa Maria Liberatrice 23/26

LA PASSIONE DELLA BIOGRAFIA

 

di Cosimo Ortesta

[ Donzelli ]

 

Incontro-reading con la partecipazione di

Sonia Bergamasco, Vito M. Bonito, Marco Giovenale

 

Sarà presente l’autore.

 

*

Trovare un libro di Cosimo Ortesta nelle librerie italiane oggi è un’impresa impossibile, eppure questo autore è unanimemente considerato uno dei grandi nomi della poesia italiana del dopoguerra. Per questo Donzelli gli ha proposto di scegliere i testi che considerava più preziosi per riproporli ai suoi lettori, ripercorrendo il cammino di una vita. Ne è nata nel 2006 un’autoantologia che è anche in tutto e per tutto un libro nuovo, autenticamente inedito. Ne La passione della biografia Cosimo Ortesta ha ricomposto i versi che più amava in un nuovo corpo unitario, fondendoli con testi nuovi, mai pubblicati. Il risultato è un libro dalla straordinaria forza espressiva che è lo specchio di una vita vissuta nel costante confronto con l’altro e nel dialogo mai passivo con una tradizione europea che va dal Barocco a Mallarmé, da Frost e Auden a Beckett e Ashbery, da Montaigne a Valéry.

*

Cosimo Ortesta è nato a Taranto nel 1939. Tra le sue precedenti raccolte di versi: Il bagno degli occhi (Guanda, 1980) con il quale ha vinto il Premio Viareggio Opera prima nel 1980; La nera costanza (La Nuova Guanda, 1985), che ha vinto il Premio Pozzale Luigi Russo nel 1986; Nel progetto di un freddo perenne (Einaudi, 1988), Serraglio primaverile (Empiria, 1999). Ha svolto un’intensa attività di traduttore dal francese, sia in prosa che in versi (Balzac, Mallarmé, Baudelaire, Rimbaud).

LIBRERIA del TESTACCIO-VIVALIBRI
Piazza Santa Maria Liberatrice 23/26
00153 Roma - tel. 06.5746153

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differx . collab

Posted by mg on May 22, 2007

new posts recently & now at differx.blogspot.com

new collab with Jukka-Pekka Kervinen.

(and: more stuff to be posted next days)

stay tuned

:

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21 maggio: lettura di/per Elio Pagliarani (Roma)

Posted by mg on May 21, 2007

OGGI a Roma:

OMAGGIO A ELIO PAGLIARANI : Poesie per un compleanno

dalle 18:00 alle 24:00 presso e-theatre / via Capo D’Africa 29/A
(Colosseo)

no-stop di letture e performance dell’opera di E.Pagliarani

con poeti, attori, musicisti; e proiezioni dall’archivio di Videor

e-theatre, Simone Carella e Ulisse Benedetti

serata a cura di Sara Ventroni, Andrea Cortellessa, Elisa Davoglio, Lidia Riviello, Cetta Petrollo, Videor

 

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Laura Pugno, recensione a “Terza persona cortese”

Posted by mg on May 20, 2007

Per Gian Maria Annovi, nato nel 1978, Terza persona cortese. Reality in sette visioni, appena uscito per le Edizioni d’If, costituisce la seconda pubblicazione in raccolta, a quasi dieci anni di distanza dalla prova di Denkmal (Edizioni dell’Obliquo, 1998). Non sono stati dieci anni di silenzio assoluto, dato che il percorso di questo autore non ancora trentenne si è disseminato su riviste e in antologie, ma di sicuro la lunga pausa testimonia, oltre che della significativa precocità dell’esordio, anche della fatica non solo di esordire, ma di continuare dopo aver esordito, che i poeti della generazione grosso modo compresa tra il ‘68 e il ‘78 incontrano, anche se il paesaggio appare oggi meno cupo di dieci anni fa. Non è però, ancora, un paesaggio rassicurante, tant’è che Terza persona cortese si presenta come libro-ombra di un altro libro, una raccolta più corposa, titolata Secondo persona e tuttora inedita, cui questa plaquette avrebbe dovuto dare seguito e completezza.

Scheggia sfuggita a un oggetto ancora non entrato nel campo di identificazione dei nostri radar, o, nelle parole dell’autore, «predella di un polittico invisibile», Terza persona cortese è, come racconta il testo stesso, «un dialogo per voce sequestrata e persona che tace, dialogo che ha luogo in sette camere, al tempo stesso stanze di una realtà ridotta a reality e inquadrature-visioni offerte al lettore/spettatore». L’attenzione concentrata sul corpo che Annovi mantiene da sempre polverizza così il suo oggetto da monumento che forse un tempo ha avuto la densità e la forza di essere (questo il significato, in tedesco, di Denkmal) a visione abbacinante e pixelata. In uno spazio claustrofobico e spoglio - che possiamo immaginare impersonale come le tante case che il Grande Fratello ci ha offerto in questi anni, popolate da corpi che alla velocità della luce perdono identità nella memoria collettiva - avviene così, già nella Terza persona cortese, quel trapianto dell’Io nel Tu, che Secondo persona racconta esplicitamente, scegliendo a epigrafe il verso dantesco che recita «S’io m’intuassi, come tu t’inmii», o facendo della «Seconda persona variabile», questo il titolo di una delle sezioni interne alla raccolta inedita, la «Stella variabile» appresa da Vittorio Sereni. E del resto, quella di Annovi è una poesia ipercolta, che si acquatta nel gioco delle citazioni - se di gioco, e di citazioni, poi si tratta - come il ragno nella sua ragnatela.
In questo Io che è, e continua tenacemente a esistere, ma diversamente a seconda delle persone (personae, latinamente maschere) in cui come in un crudele Gioco dell’Oca si nasconde, resta tuttavia sempre presente, anche dopo il trapianto nel Tu, il rischio del rigetto: la dimensione quasi ospedaliera (aggettivo definitivamente legato ad Amelia Rosselli) che paralizza il corpo del soggetto fatto oggetto, e lo scenario di rituale con tocchi sadomasochistici che lo avvolge, appunto, come una ragnatela, servono a tenere a una distanza sempre continuamente divorata, e quindi sempre continuamente da ristabilire - da tessere - proprio questo rischio. Perché il Tu non è mai un luogo sicuro.

*

 

Laura Pugno

 

Recensione comparsa su “il manifesto”, 8 maggio 2007, p.13

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Eric moves

Posted by mg on May 19, 2007

Eric K. Rzepka moves from notfrog.blogspot.com to http://ekrzepka.blogspot.com/

update yr links!

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21 maggio: lettura per gli 80 anni di Elio Pagliarani

Posted by mg on May 19, 2007

E-THEATRE (www.e-theatre.net) e VIDEOR POESIA

presentano

VIDEOSET: OMAGGIO A ELIO PAGLIARANI : Poesie per un compleanno

il 21 maggio, dalle 18:00 alle 24:00

e-theatre / via Capo D’Africa 29/A
(Colosseo)

no-stop di letture e performance dell’opera di E.Pagliarani

con poeti, attori, musicisti; e proiezioni dall’archivio di Videor

*

Il nuovo spazio e-theatre, per il suo battesimo festeggia un compleanno molto speciale, gli ottanta anni di vita e di poesia di Elio Pagliarani. Dalle ore 18 alle ore 24 si alterneranno poeti, amici e artisti che dedicheranno alle opere di Pagliarani letture, brani teatrali, performance musicali.

L’evento sarà visibile on line in tempo reale su www.e-theatre.net

e-theatre,

Simone Carella e Ulisse Benedetti

serata a cura di

Sara Ventroni, Andrea Cortellessa, Elisa Davoglio, Lidia Riviello, Cetta Petrollo, Videor

 

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Giuliano Mesa: “Domande. Da Samuel Beckett”

Posted by mg on May 18, 2007

qu’est-ce que je suis en train de dire maintenant, je suis en train de me le demander.

Samuel Beckett, L’innommable

*

 

 

Ascoltare, domandare. Nell’ascoltare Beckett si ascolta il suo ascoltare ed ascoltarsi domandando. Non per la letteratura - con la letteratura. Né mezzo né fine. La letteratura interroga la vita. “Quando ci si ascolta, non è certo letteratura quella che si sente” (1968, conversazione con Charles Juliet). Nelle parole della letteratura, a cercarvi soltanto parole, non si sente il silenzio, la domanda ulteriore, ciò che non è stato detto, che non si è potuto dire. Non ancora. Non ancora il silenzio e non ancora la parola ultima. La parola che dice, dice di continuare a domandare. Come dire, per dire le domande?

Saint-Lô. Nell’interrogazione, il come precede il cosa, poiché il cosa è già da sempre detto. Come ripetere? Il già da sempre detto non è detto per sempre. Ogni accadere, ogni esistere, chiede di ridirlo. Cercando il come che dica quell’accadere, quel dopo prima di un altro dopo.
Scrivere, dire, dopo gli accadimenti del primo Novecento non era come farlo dopo ciò che accadde prima, o dopo ciò che oggi sta accadendo. La storia non si ripete. Se davvero si ripetesse, davvero le parole sarebbero vane, si potrebbe tacere. Come ripetere le vecchie domande? Dopo Auschwitz, dopo Hiroshima – dopo Saint-Lô, come ripetere le vecchie domande?
Nel 1945, dalla Francia, dove aveva partecipato alla Resistenza, Beckett riesce a raggiungere l’Irlanda. Rientra in Francia come volontario della Irish Red Cross a Saint-Lô, distrutta dai bombardamenti alleati. Sulla “capitale delle rovine”, scriverà un resoconto per la radio irlandese: “Certains de ceux qui furent à Saint-Lô reviendront au pays en se rendant compte qu’ils ont reçu au moins autant qu’ils ont donné, qu’ils ont en réalité reçu ce qu’ils n’étaient pas en mesure de donner, la vision, le sens immémorial d’une conception de l’humanité en ruines, et peut-être même auront-ils pu entrevoir les termes dans lesquels il convient de repenser notre condition humaine.” (1946) In rovina è anche “la vecchia mente”: “Vire will wind in other shadows / unborn through the bright ways tremble / and the old mind ghost-forsaken / sink into its havoc” (Saint-Lô, 1945; la Vire è un fiume della Normandia). Rovine, massacri e condizione umana ritornano nello scritto del 1945 dedicato alla pittura di Abraham e di Gerardus van Velde, Le monde et le pantalon: “C’est qu’au fond la peinture ne les intéresse pas. Ce qui les intéresse, c’est la condition humaine”; “l’humain. C’est là un vocable, et sans doute un concept aussi, qu’on réserve pour les temps des grands massacres”.
Nel 1946 Beckett ritorna in Irlanda, dov’è sconvolto da una crisi radicale: “Fino ad allora, avevo creduto di poter fare assegnamento sulla conoscenza. Di dovermi equipaggiare sul piano intellettuale. Quel giorno, tutto è crollato” (1973, conversazione con Juliet). “The vision at last”, come si legge in Krapp’s Last Tape (1959), “clear to me at last that the dark I have always struggled to keep under is in reality my most –“. (my most… what is the word?)

1946. Nella letteratura europea, i progetti letterari totalizzanti cessano con la seconda guerra mondiale. Impliciti in essi l’exegi monumentum aere perennius, l’arte come finalità del mondo, l’autonomia autotèlica. In un carcere nazista Hermann Broch scrive Der Tod des Virgil. Nel monologo di Virgilio morente si spegne definitivamente e finalmente la “funzione politica” dell’arte, la menzogna della funzionalità a un sistema di potere, dell’organicità a un’ideologia di potere o di contropotere. Non così ovvio. Ancora organiche erano, ad esempio, quelle che Beckett chiamava le “bambochades du surréel” (Le monde et le pantalon). Lo saranno le neoavanguardie che liquideranno Beckett come “esistenzialista”. Autotelìa ed eterotelìa sono correlate, complici. Entrambe presuppongono un artista demiurgo. Che costruisce a partire da una presunzione di sapere, che cerca di sussumere il mondo nell’opera d’arte o di esercitare un potere suasorio. Che pone tra sé e i lettori lo schermo di un sistema da interpretare o attraverso cui fagocitare, instaurando comunque una relazione di potere. Beckett si emancipa definitivamente da Joyce e da ciò che Joyce rappresenta quando accetta, accoglie, l’oscurità. Quando la necessità della scrittura frantuma gli schermi della volontà di essere scrittore. Rovine della storia, della condizione umana e rovine della mente non sono più disgiunte.

“Il me semblait que tout langage est un écart de langage” (Molloy, 1947). Scrivendo la Trilogia, Beckett deve rovinare anche la tradizione letteraria e filosofica, fare tabula rasa. Lavoro a togliere. Cominciando col togliere da sé la lingua madre. L’oscurità ha bisogno di luce, di essere svelata dal velo mistificante delle innumerevoli incrostazioni che l’hanno occultata - quella luce livida che illumina le rovine delle città bombardate, dei lager. (E in un lager venne rinchiuso Alfred Péron, grande amico di Beckett e suo compagno nella Resistenza, arrestato dalla Gestapo nel 1942 durante una retata alla quale Beckett e Suzanne Dusmenil-Deschevaux sfuggirono miracolosamente. Péron morì nel 1945, sùbito dopo essere stato liberato dalla prigionia.)

L’impietoso massacro del lascito culturale, nella Trilogia, non è mai disgiunto dalla pietà per i massacrati. Sono sempre i vinti che parlano, i fuori casta. Ma la voce, a loro, non è data. Viene loro tolta dando voce alla brama di silenzio. Non è voce altrui, né voce data ad altri da un autore autorevole, sapiente, autoritario. Beckett è le sue voci, tutte. Se così non fosse, vi sarebbe una distinzione tra mezzo e fine, ancora una postura dall’alto in basso. Vi sarebbero risposte, non domande. (Anche questo non così ovvio, non abbastanza in tanti che hanno voluto leggere in Beckett un programma, a cui si sarebbe attenuto e a cui, dicendo di seguirlo, attenersi.)

Le opere di Beckett sono sempre state al di sotto delle tematiche à la page, di quella faccenda miserrima chiamata ‘conflitto delle poetiche’, dove l’opera viene letta secondo la collocazione, lo schieramento ideologico, dove l’ascolto è sostituito dal desiderio di trovare conferme ai propri pregiudizi. La corporazione letteraria espunge da sé come corpi estranei le opere non autotèliche, per poi fagocitarle, se si impongono malgrado essa, riconducendole all’innocua autotelìa. Pur non essendo eterotèlica, pur non avendo “secondi fini” – di predicazione, di propaganda, di persuasione -, l’opera di Beckett, metacritica se altre mai, non si chiude dentro la “casa del linguaggio” – dalla prigione del linguaggio, parla rivolgendosi, dal basso, a ogni altro suo simile. In questo, lo scrittore Beckett si avvicina al filosofo di Schopenhauer: “Ciò che ci rende filosofi non è che lo sforzo di sottrarci all’assillo di un dubbio. […] Ma ciò che distingue in proposito il filosofo vero dal falso, è questo: nel primo il dubbio si risveglia fin dalla prima vista del mondo reale, nell’altro invece non sorge che dalla lettura di un libro, di un sistema già bell’e fatto.”

“Ce qu’il faut éviter, je ne sais pourquoi, c’est l’esprit de système”, si legge ne L’innommable (1950). I sistemi, lo spirito sistematico. Ricavare un ordine possibile da ciò che esiste, supponendo di conoscere tutto ciò che esiste (che è esistito, che esisterà) e supponendo che ciò che esiste sia governato da un sistema. Organizzare ciò che esiste nella velleità violenta di tutto spiegare, ricondurre, ordinare, affinché i dubbi, le incertezze, scompaiano, a costo di far scomparire ciò che esiste. Delirio egotico. Lo spirito di sistema agisce attraverso affermazioni e negazioni definitorie, definitive. Ma “la negazione non è possibile. Come l’affermazione. E’ assurdo dire che è assurdo. E’ ancora esprimere un giudizio di valore. Non si può protestare e non si può esprimere un’opinione. Bisogna tenersi là dove non c’è né pronome, né soluzione, né reazione, né presa di posizione possibile… Per questo il lavoro è così maledettamente difficile” (conversazione del 1977 con Juliet). Non possiamo pronunciare un no definitivo, “le non! – un nouveau non, qui ne se laisse dire qu’une fois” (Textes pour rien, XI, 1950). Eppure non possiamo evitare affermazioni e negazioni. Possiamo soltanto non sapere perché affermiamo e neghiamo. Sapere perché si deve evitare lo spirito di sistema sarebbe un’affermazione troppo sistematica. La tendenza falsificante dello spirito sistematico, già stigmatizzata da Leopardi, non salva dalla “vanità del vero”. “Toutes ces choses sont ensemble dans le coin, pêle-mêle” (Malone meurt, 1948). Le cose sono insieme, confuse, alla rinfusa. L’arte può cercare di “mal dirle”, nella loro confusione, senza separarle, incasellarle, sistemarle. Non sapendo il perché, pur dovendo sempre affermare e negare: si dice per domandare, domandando.

Chi si spoglia di ogni pre-giudizio, guardando e ascoltando senza veli né schermi, diventa idiota. “Ho scritto Molloy e il séguito il giorno in cui ho capito la mia idiozia. Allora mi sono messo a scrivere le cose che sento” (1973, conversazione con Juliet). Beckett ammirava Dostoevskij (ne testimoniano le pagine del Proust, 1931). L’idiota di Dostoevskij pone le domande che non si devono porre, si pone al di fuori delle convenzioni sociali e culturali che impongono silenzio su ciò che è essenziale. Understatement e potere vanno a braccetto. In Beckett, il rifiuto del potere-sapere, della postura docente, non si è mai disgiunto dal rifiuto dei poteri - politici, culturali, editoriali - pervasi di menzogne e che di menzogne si nutrono. Robert Pinget ricordava il suo “horreur du mensonge”. Ricordando Beckett, questo non andrebbe mai dimenticato.

Democritus. In Murphy (1937) si legge: “the Nothing, than which in the guffaw of the Abderite naught is more real”. Alcuni anni prima, nella poesia Enueg I, aveva dedicato a Democrito alcuni versi : “I splashed past a little wearish old man, / Democritus, / scuttling along between a crutch and a stick, / his stump caught up horribly, like a claw, under his breech, smoking.” Nel 1948, in Malone meurt, il motto ritorna, commentato : “Je connais ces petites phrases qui n’ont l’air de rien et qui, une fois admises, peuvent vous empester toute une langue. Rien n’est plus réel que rien. Elles sortent de l’abîme et n’ont de cesse qu’elles n’y entraînent.” Nell’edizione Diels-Kranz dei presocratici queste parole non ci sono. Per Democrito, il medén, il nulla, equivaleva al mè ón, al non-essere, e al kenón, il vuoto, lo spazio entro cui si muovono gli atomi. Si può pensare a una beffa di Beckett, non l’unica nella sua opera. Un’apparente assunzione di fede nichilista, che invece denuncia il sofisma implicito in ogni nichilismo loquace. Un nichilismo conseguente, coerente, dovrebbe indurre al più rigoroso silenzio. Altrimenti, si ha la predicazione tartufesca del nulla come valore al quale convertire gli ignari. Niente di più facile, per non leggere Beckett o per fingere di leggerlo, di ascoltarlo, che farne un nichilista programmatico.

Tuttavia basta pochissimo per confutare che il nulla sia più reale di ogni altro reale, poiché il reale è il contrario del nulla, la sua negazione. Il nulla non può essere reale, pena il non essere più il nulla, più nulla. Il linguaggio stesso impedisce di affermare la realtà del nulla, dovendo dire che il nulla è reale, che perciò è, ed è qualcosa. E’ questo che può “empester toute une langue”. Ma forse non è l’antinomia che si deve pensare, bensì la relazione. Il nulla, il non-essere, è inseparabile dall’essere. Soltanto l’essere può pensare il non-essere. Ma, appunto, può pensarlo, può sprofondare in quell’abisso. Dove dovrebbe esserci un silenzio totale: nessun suono, nessuna immagine, nessuna parola. Ma ogni parola è relazione. La voce dentro di noi fonda una relazione tra il nostro essere e il pensarlo, dunque ci separa, ci riconduce implacabilmente alla separazione da cui proveniamo e a quella a cui giungeremo: nascita e morte. Ogni parola è relazione con gli altri, con coloro senza i quali non sapremmo né della nascita né della morte, poiché non saremmo né sapremmo del morire. Non si è mai soli, da soli, nemmeno quando non si è “in compagnia”: “Dans un instant, tout se dissipera, nous serons à nouveau seuls, au milieu des solitudes” (En attendant Godot, 1949) ; “Stay where we were so long alone together” (Ohio Impromptu, 1981). La solitudine è sempre condivisa.

Anánke. “Attraverso le muse / io mi slanciai in alto / e conobbi moltissimi discorsi / ma più potente di Necessità nulla trovai / né alcun farmaco sulle tavole di Tracia / che la voce orfica dettò / e nulla in ciò che Febo donò agli Asclepiadi / tagliando erbe / per i mortali che molto soffrono.” E’ questo l’incipit del IV stasimo dell’Alcesti (vv. 962-972). Esso, già dagli scolî, veniva inteso come dichiarazione autobiografica di Euripide. Da questi versi sembra sorgere una concezione dell’arte come necessità che risponde alla necessità, interrogandola, dopo aver perso ogni fiducia fideistica in Orfeo e in Apollo, nelle muse e nei logoi. (E ricordiamo che per Democrito “pánta te kat’ anánken ghínesthai”, “tutto è generato secondo Necessità”).
Beckett conobbe i ragionamenti. Li espulse (slanciandosi in alto, con il sarcasmo di Molloy, “sur les ailes de poule de la nécessité”). Rimedi peggiori del male. La sofferenza è inevitabile e dalla sofferenza nasce l’esperienza artistica (Proust). L’arte può tenere insieme negazione e affermazione, negando entrambe nella relazione che le rende inscindibili. Affinché siano inscindibili, anche forma e contenuto non debbono essere scissi. Beckett lo scriveva nel 1929, in Da Dante a Bruno, da Vico a Joyce, e non si abbandonò mai a scissioni che avrebbero portato, inevitabilmente, all’immissione in una forma di un contenuto ad essa preesistente o da essa scindibile.

Soltanto l’inscindibilità di forma e contenuto ne pone la separazione. Non anteponendola, rimanda a tutto ciò che non è stato detto, che non si saprà mai dire. E che ne è il referente. Il mondo, la vita. Così, è proprio nell’arte non autotèlica che la forma è il contenuto, ne è il detto, la presenza che evoca l’assenza, il non ancora detto, il detto male. “Nommer, non, rien n’est nommable, dire, non, rien n’est dicible, alors quoi, je ne sais pas, il ne fallait pas commencer” (Textes pour rien, XI) Ma, ancora una volta, si è in questa necessità, si è cominciato. Non ci si può sottrarre all’obbligo di continuare a dire, poiché si è cominciato a dire. Dicendo continuamente, mentre si dice, l’impedimento a dire. Nessun logocentrismo, né sperimentazione gioiosa e giocosa. Non vi sarebbe conflitto se non vi fosse l’infinita opacità del referente (del mondo, della vita). In Peintres de l’empêchement (1948), dedicato ancora ai fratelli van Velde, si legge : “L’objet de la représentation résiste toujours à la représentation, soit à cause de ses accidents, soit à cause de sa substance, parce que la connaissance de l’accident précède celle de la substance.” “Car que reste-t-il de représentable si l’essence de l’objet est de se dérober à la représentation ? Il reste à représenter les conditions de cette dérobade.” “Est peint ce qui empêche de peindre.” In questo conflitto, il conflitto stesso è referente principale, primordiale, relazione primaria: “… peinture d’acceptation, entrevoyant dans l’absence de rapport et dans l’absence d’objet le nouveau rapport et le nouvel objet…”. Da questa accettazione, poiché si è cominciato, sembra giungere l’obligation, la necessità: “The expression that there is nothing to express, nothing with which to express, nothing from which to express, no power to express, no desire to express, together with the obligation to express.” (Three Dialogues with Georges Duthuit, 1948).

Nelle parole di Manfred Frank, che commenta una lettera di Wittgenstein: “La delimitazione del dicibile, come ciò che solo ha senso, esclude, attraverso una contromossa, quanto solo meriterebbe di esser detto, e tuttavia si trova all’esterno di questa sfera. […] E’ in questo senso che il discorso poetico è allegorico: nel mentre esprime il dicibile, intende l’indicibile.”

Cominciare. Dopo. Ancora. Togliendo ancora. Comment c’est (1961) è l’inizio di un ripercorrere, tentando altre forme per “dare forma all’informe” (conversazione con Juliet, 1973). Ripetizione e variazione, cercando relazioni possibili nell’impossibilità di fissare, di fermare, una relazione tra suono e senso che sia ultima. La condizione umana, così denudata nelle opere degli anni ’40 e ’50, è ripercorsa con sequenze ritmico-formulari, dove la ripetizione è tuttavia sempre minata dall’occorenza unica, dallo hápax legómenon, da un sempre ulteriore porgersi e sporgersi del non ancora detto. Così è in bing (1966), dov’è posta anche in modo esplicito la relazione tra suono e senso nei sintagmi semiomofoni “sans son” e “sans sens”, quasi in preludio alle sequenze di Sans (1969), che cominciano da un ulteriore azzeramento, un altro passo tornando alle rovine: “Ruines vrai refuge enfin vers le quel d’aussi loin par tant de faux.” Ma l’enfin, se giungerà, giungerà soltanto alla fine, finendo la vita, dopo tanto “mal dire” e “maledire”. “Comment pour en finir enfin une dernière fois mal dire? […] Adieu adieux. […] Ciel terre et tout le bataclan. Plus miette de charogne nulle part. Léchées babines baste. Non. Encore une seconde. Rien qu’une. Le temps d’aspirer ce vide. Connaître le bonheur. ” (Mal vu mal dit, 1981). E prima della fine, ancora, le domande. Quelle dell’inizio, di sempre, nel 1988, nell’ultima opera di Beckett, per cominciare ancora: comment dire? what is the word?

§

NOTE

Le opere di Beckett dalle quali ho tratto le citazioni sono pubblicate in francese dalle Editions de Minuit, Paris, e in inglese da Faber & Faber e da John Calder, London.
Le conversazioni con Charles Juliet (Rencontres avec Samuel Beckett, Paris, P.O.L., 1999) sono citate nella traduzione italiana di Maria Sebregondi, Incontri con Samuel Beckett, Milano, Archinto, 2001.
La citazione dal testo radiofonico La capitale des ruines è ripreso da Eoin O’Brien, Samuel Beckett et le poids de la compassion, nel fascicolo monografico di «Critique» (519-520, 1990) dedicato a Beckett, nel quale si legge anche la testimonianza di Robert Pinget (Notre ami Sam).
La citazione da Il mondo come volontà e rappresentazione, I, 7, è data nella traduzione di Nicola Palanga (Milano, Mursia, 1969).
Per Democrito, si fa riferimento in particolare alle Testimonianze 1 (44), 37 e 38 secondo l’edizione Diels-Kranz. Ringrazio Stefania Nonvel Pieri, che ha voluto confortare la mia imperizia filologica e filosofica, soprattutto per il rimando a un passo della Metafisica di Aristotele (985b5), che qui riporto nella sua traduzione: “Leucippo e il suo seguace Democrito dissero che gli elementi sono il pieno e il vuoto, e chiamano l’uno essere e l’altro non-essere; e precisamente chiamano il pieno e il solido essere e il vuoto non-essere; e per questo sostengono che l’essere non è nulla più del non-essere, in quanto il pieno non ha più corpo del vuoto.” Inevitabile poi ricordare il Sofista (nello specifico, sul nulla che ammutolisce, 260a) e, nelle ultime pagine del Mondo come volontà e rappresentazione, la distinzione tra nihil privativum e nihil negativum. Si considerino anche le Upanisad, in particolare il secondo brahmana delle Brhadaranyaka Upanisad.
Le citazioni di Manfred Frank sono tratte da Stil in der Philosophie (Stuttgart, Reclam, 1992), nella traduzione italiana di Mauro Nobile, Lo stile in filosofia, Milano, Il Saggiatore, 1994.

§

__

(L’articolo è apparso su “Testo a fronte”, n° 35, Per il centenario di Samuel Beckett, a cura di A. Inglese e C. Montini, II semestre 2006.)

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[ grazie a Giuliano Mesa, ad Andrea Inglese e alla redazione di Nazione Indiana per aver concesso di riproporre il testo qui su Slowforward ]

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Promemoria per oggi a Roma: Deguy. Insana. Saffo

Posted by mg on May 17, 2007

h. 17:00, Centro di studi italo-francesi, Piazza Campitelli: incontro con Michel Deguy, in occasione della pubblicazione del volume di poesie Arresti frequenti (Sossella 2007)

h. 21:00, Teatro Argentina: Jolanda Insana / Saffo, nell’ambito della rassegna POESIA A ROMA: 10 AUTRICI & 10 AUTRICI, a cura di Valerio Magrelli

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The Black Economy

Posted by mg on May 16, 2007

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info here

 

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17 maggio, h.21:00, Jolanda Insana / Saffo

Posted by mg on May 15, 2007

Nell’ambito della serie di letture

POESIA A ROMA: 10 AUTRICI & 10 AUTRICI.
LETTURE & CONVERSAZIONI

 

Giovedì 17 maggio: Jolanda Insana / Saffo

Roma, Teatro Argentina, ore 21:00
ingresso libero

RASSEGNA A CURA DI VALERIO MAGRELLI

La manifestazione, iniziata l’8 febbraio 2007, ha visto per protagoniste Daniela Attanasio / Amelia Rosselli; Sara Ventroni / Wislawa Szymborska; Gabriella Sica / Emily Dickinson; Maria Luisa Spaziani / Marceline Desbordes-Valmore; Antonella Anedda / Emily Bronte; Maria Grazia Calandrone / Marina Cvetaeva; Biancamaria Frabotta / Gaspara Stampa.

Dopo una introduzione di Valerio Magrelli, ognuna delle autrici invitate presenta una scelta di versi tratti dall’opera di una sua poetessa prediletta, proseguendo con una rassegna della propria produzione personale. Gli incontri sono pensati in forma di lettura-conversazione, allo scopo di offrire al pubblico non solo l’occasione di conoscere alcune fra le voci più significative nel panorama poetico della capitale, ma anche la possibilità di osservare il loro punto di intersezione con la grande letteratura classica e moderna.

 


info:
botteghino
Teatro Argentina
Tel. 06 6880 4601/2
www.teatrodiroma.net


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17 maggio, h.16:30, Michel Deguy

Posted by mg on May 15, 2007

Roma, giovedì 17 maggio, ore 17:00

Centro di studi italo-francesi
Sala Capizucchi
Piazza Campitelli 3

incontro con

MICHEL DEGUY

in occasione della pubblicazione del volume di poesie

Arresti frequenti

(Luca Sossella Editore, a cura di Martin Rueff, traduzione di Mario Benedetti)

intervengono
Guido Mazzoni, Jacqueline Risset, Martin Rueff

§

 

*
Informazioni: 06 68 89 28 18

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15 maggio: Emily Dickinson tradotta da Massimo Sannelli

Posted by mg on May 14, 2007

Roma, 15 maggio, ore 18:00

presso La Camera Verde

Via Miani 20 (zona Ostiense)

presentazione di

Emily Dickinson, Su un Io Colonna

 

Traduzione di Massimo Sannelli

*

Nuovo volume delle edizioni La camera verde. Una scelta estremamente ampia di poesie della Dickinson, nella traduzione di Massimo Sannelli, che sarà presente all’incontro e leggerà alcuni testi - esponendo difficoltà e metodi del lavoro svolto sulle poesie.

°

Informazioni all’email: cameraverde [at] tiscali [dot] it

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14 maggio: Massimo Sannelli a Roma: presentazione di “Philologia Pauli”

Posted by mg on May 13, 2007

Roma, 14 maggio, ore 18:00

presso la Galleria La Nuova Pesa

Via del Corso 530

presentazione di

Philologia Pauli. Il corpo e le ceneri di Pasolini

di Massimo Sannelli

sarà presente l’autore

email: nuovapesa [at] farm [dot] it

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cds

Posted by mg on May 13, 2007

Una somma improvvisa di difficoltà mi rende impossibile leggere email e rispondere. Lavorare in rete è pressoché impossibile. Chiedo scusa per l’assenza a quanti mi scrivono in questi giorni.

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Laura Pugno, recensione ai primi due libri della collana Felix

Posted by mg on May 12, 2007

Con due piccoli volumi, E l’amore fiorirà splendidamente ovunque di Michele Zaffarano e Soluzioni binarie di Gherardo Bortolotti, si inaugura proprio in questa prima metà di aprile una nuova collana di poesia, Felix (il sottotitolo è a series of experimental poetry readings and micro-chapbooks), curata dal critico e poeta Marco Giovenale per il centro culturale La Camera Verde.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il molto attivo centro culturale romano La Camera Verde promosso da Giovanni Andrea Semerano (lacameraverde@tiscalinet.it, tel. 3405263877) e la galleria d’arte moderna online GAMMM (www.gammm.org), il cui progetto di “ospitalità della ricerca” nella scrittura ha preso avvio ormai da qualche mese, fondandosi – come recita il testo di presentazione – sui concetti di “bassa fedeltà, bassa risoluzione, frammenti, installazione, non performance, non spettacolo” e aprendosi a contributi non soltanto italiani ma internazionali.

Per date di nascita, tanto Zaffarano quanto Bortolotti (che da tempo collaborano su diversi progetti e fra l’altro dirigono insieme la collana “chapbooks” delle edizioni Arcipelago) rientrano in quella multiforme costellazione della “Poesia ultima: generazione 1968-1978” di cui lo stesso Giovenale aveva fornito una mappa assai convincente per l’edizione 2005 del festival Romapoesia.

Nato a Milano nel 1970, traduttore e francesista, Michele Zaffarano – che in passato ha pubblicato diversi testi su “Poesia”, “Nuovi argomenti” e in varie antologie – in questo E l’amore fiorirà splendidamente ovunque, titolo protetto da un velo d’ironia, sembra ripercorre i luoghi, o meglio i non luoghi (visto che più di un dove si identifica con un’assenza) di un ormai linguisticamente proibito “discorso amoroso”. Questa progressione narrativa impossibile dall’incontro alla conoscenza alla durata del conoscere sembra ridursi a zero nel testo finale, che permette di azzardare un parallelo con il mazzo di carte per risolvere dilemmi creativi pubblicato nel 1975 da Brian Eno insieme al pittore Peter Schmidt, le “Strategie oblique”: ogni verso un’indicazione, un lancio di dadi, una possibilità.

Da parte sua Gherardo Bortolotti, nato a Brescia nel 1972, in Soluzioni binarie estende, o meglio dire solidifica, la ricerca in atto sul suo blog bgmole, in un teatro orizzontale e diffuso di minime soggettività che compiono gesti – emissioni di senso – nella terra del lavoro, della relazione, degli spostamenti. La ricerca linguistica e sulla linguistica, le dinamiche iper e intratestuali sono da sempre al centro del lavoro di questo autore, che si caratterizza, formalmente, anche per l’inclinazione perdurante, qui e altrove a costituire i suoi testi in sezioni – anatomiche – al confine con la prosa, di volta in volta tra aforisma ed edificazione progressiva, stratificata di paragrafi, di territori testuali in cui, come nei plastici in architettura, resta visibile la struttura del terreno.

Laura Pugno

recensione su “il manifesto”, martedì 17 aprile 2007, p.15

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Le riviste letterarie e la poesia

Posted by mg on May 11, 2007

I RACCONTI DI LUVI _ quadrimestrale di incursioni letterarie

Venerdì 11 maggio, ore 19:00, Vivalibri, Libreria del Testaccio

p.zza S. Maria Liberatrice 23/26

Le riviste letterarie e la poesia: uno spazio-luogo necessario.

*

Interverranno:

Marco Giovenale, Tommasina Squadrito, Katia Tamburello, direttrice de “I racconti di Luvi”.

Letture di Mirella Mazzeranghi

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Promemoria: oggi 10 maggio: LUVI a Roma

Posted by mg on May 10, 2007

I RACCONTI DI LUVI _ quadrimestrale di incursioni letterarie

Giovedì 10 maggio, ore 19:30, Libreria Griot

via di S. Cecilia 1/a

Giuliana Saladino: La letteratura dell’impegno civile

Interverranno:

Marco Giovenale, Tommasina Squadrito, Katia Tamburello, direttrice de “I racconti di Luvi”.

Letture di Mirella Mazzeranghi

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“Poesia da fare” n.22

Posted by mg on May 9, 2007

Esce il n. 22 di Poesia da fare (maggio 2007).

link al pdf: http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/rivista/pf022.pdf

Indice:

Biagio Cepollaro, EDITORIALE

TESTI

Davide Racca, Cumana

Pino Tripodi, Il sé del sessuologo e del viceprode

IMMAGINE

Muro 8
, di Amelia Cepollaro

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I Racconti di Luvi : a Roma il 10 e 11 maggio

Posted by mg on May 8, 2007

I RACCONTI DI LUVI _ quadrimestrale di incursioni letterarie

Luvi 8

Due incontri a Roma:

Giovedì 10 maggio, ore 19:30, Libreria Griot

via di S. Cecilia 1/a

Giuliana Saladino: La letteratura dell’impegno civile

E

Venerdì 11 maggio, ore 19:00, Vivalibri, Libreria del Testaccio

p.zza S. Maria Liberatrice 23/26

Le riviste letterarie e la poesia: uno spazio-luogo necessario.

*

In entrambe le occasioni interverranno:

Marco Giovenale, Tommasina Squadrito, Katia Tamburello, direttrice de “I racconti di Luvi”.

Letture di Mirella Mazzeranghi 

§ § §

 

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La poesia di ricerca oggi in Italia (2) _ a cura di Andrea Inglese

Posted by mg on May 7, 2007

La poesia di ricerca oggi in Italia (2)

Milano, Casa della poesia

largo Marinai d’Italia

8 maggio 2007, ore 21:00

A cura di Andrea Inglese

Con Francesco Forlani, Florinda Fusco, Francesca Genti, Vincenzo Ostuni,
Laura Pugno, Massimo Rizzante

Questo incontro si pone come ideale proseguimento dell’esplorazione intorno alle scritture di ricerca in Italia avviata il 23 novembre 2006 sempre alla Casa della Poesia. L’attenzione è portata sopratutto ad autori compresi tra i trenta e i quarant’anni, ossia ad autori con un percorso importante alle spalle, ma il cui lavoro merita una maggiore notorietà, soprattutto nei confronti di un pubblico non specialistico.
Gli autori presenti possono essere associati tra loro secondo tre direttrici di ricerca fondamentali: la pronuncia infantile e straniante di Forlani e Genti, che assume nel primo tratti di plurilinguismo comico e nella seconda figurazioni di fiaba ipermoderna, la relazione tra parola poetica e memoria storica di Ostuni e Rizzante, il quotidiano e l’oggettuale visionari di Fusco e Pugno. Queste direttrici non offrono che punti d’avvio per un ascolto, in quanto ognuno di questi poeti lavora a costituire un vocabolario e un repertorio di forme del tutto personale.

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Il nuovo libro di Gian Maria Annovi

Posted by mg on May 7, 2007

Esce nella collana i miosotìs, delle Edizioni d’if, il nuovo libro di Gian Maria Annovi: Terza persona cortese.

La silloge è fra le tre [insieme alle raccolte di G.Frene e D.Bulfaro] che sono risultate vincitrici del Premio di Letteratura intitolato a Giancarlo Mazzacurati e a Vittorio Russo – Edizione 2006.

ricamo per Lei dei cuscini di plastica
con grumi di filo arancione
(ci scrivo sopra il mio nome)
Lei m’entra con l’ago nella mano
lo infilza nel palmo con precisione

*

Terza persona cortese è un dialogo per voce sequestrata e persona che tace, dialogo che ha luogo in sette camere, al tempo stesso stanze di una realtà ridotta a reality e inquadrature – visioni – offerte al lettore/spettatore.
Grande Altro o partner inumano, amante o assassino, questo «Lei» così cortese da eliminare la prima persona è qui chiamato sulla scena poetica, forse per la prima volta dai tempi della cortezia. (nda)

*

Per informazioni e richieste:

Edizioni d’if
vico Lungo del Gelso a Toledo 53/a
80132 Napoli
tel. e fax: 081404436 - email: dif [at] edizionidif [dot] it

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9 maggio: per Frida Kahlo

Posted by mg on May 6, 2007

Roma, 9 maggio 2007, ore 18:00
Casa internazionale delle Donne
Palazzo del Buon Pastore
via della Lungara, 19 - 00165 Roma

El dolor de Frida Kahlo: il doppio e lo specchio
Evento dedicato alla celebre artista messicana nel primo centenario della sua nascita

Tavola rotonda
Una donna chiamata Frida

Intervengono:
Valentina Alazraki, giornalista, corrispondente della TV messicana
Silvia Cardi, storica del costume messicano
Fanny Rubio, direttrice dell’Istituto Cervantes di Roma

M. Cristina Secci presenterà il suo libro
Con l’immagine allo specchio. L’autoritratto letterario di Frida Kahlo
(Aracne Editrice, Roma 2007)

Moderatrice:
Marina Cepeda Fuentes, giornalista e scrittrice

*

Ore 20:00
Performance teatrale di El Mirabràs
Las pasiones di Frida Kahlo

*

Ore 20:30
Cena messicana

www.casainternazionaledelledonne.org

Posted in art, letteratura,